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M5s sogna una patrimoniale sull'ambiente

Il programma votato dagli utenti di Rousseau al momento consta di sette pagine, ma è ancora parziale e si avvicina molto a un libro di sogni, principalmente per la totale assenza di coperture economiche. I 5 Stelle partono, giustamente, all'attacco della pressione fiscale del nostro Paese: «Pari al 43,6 per cento nel 2015 per le famiglie e al 65,4 per cento per le aziende». E poi si impegnano «per una riduzione della pressione fiscale sul ricavo delle persone fisiche attraverso la revisione degli scaglioni Irpef privilegiando, nell'ottica di redistribuzione della ricchezza, le fasce di contribuenti mediobasse, i nuclei familiari monoreddito ecc». E qui ci si addentra in una selva oscura che rischia di essere dantescamente infernale.

Perché tagliare le tasse alle fasce economiche più basse è una scelta giustissima e sacrosanta ma, ancora una volta, i grillini non spiegano dove andrebbero a pescare i soldi del mancato gettito fiscale. Alzerebbero le imposte alla classe medio alta? Intendono dire questo con «redistribuzione della ricchezza»? O magari varerebbero una patrimoniale? Al momento sembrano non saperlo nemmeno loro o, quanto meno, si sono peritati di non scriverlo nel loro programma. Ma i dubbi non sono peregrini. Anche perché il programma del Movimento 5 Stelle prevede spese ingenti, una per tutte il ricavo di cittadinanza a pioggia; spese che andrebbero a incrementare ulteriormente la voragine dei conti pubblici e il timore è che per coprire queste uscite un eventuale governo a 5 stelle applichi una politica fiscale punitiva. Poi i grillini mettono nel mirino l'eccessiva burocratizzazione della macchina fiscale e puntano all'«introduzione di un sistema telematico per lo scambio dei dati e informazioni amministrazione finanziaria e contribuenti per incentivare l'utilizzo della fattura elettronica». Speriamo solo che funzioni meglio del sistema operativo Rousseau del quale si parla qui sopra...

Giusta, e condivisa oramai da tutti gli schieramenti, la battaglia contro la riscossione ingiusta dei tributi, battaglia già in parte intrapresa anche dal governo.

Ma la parte più interessante, e per certi versi inquietante, del programma sulle tasse dei Cinque Stelle è quella dedicata al «Fisco A++». Come la classe dei frigoriferi. «Il nostro ordinamento contiene poche e confusionarie misure fiscali a favore dell'ambiente, in conseguenza della resistenza che il legislatore ha sempre mostrato verso l'introduzione delle green taxes. La strada da percorrere passa necessariamente dall'introduzione di un tributo unico ambientale che unifichi in un unico presupposto le diverse basi imponibili, tenuto conto dell'indice di impatto ambientale dei singoli beni immessi in consumo, delle attività produttive e dei servizi erogati (...) il Movimento vuole introdurre un Tributo Unico Ambientale sui consumi». Eccola lì la tassa: il TUA. Una specie di super Carbon Tax. Una pericolosa mannaia, specialmente nelle mani di un Movimento così sbilanciato su posizioni di radicalismo estremo. Una vera e propria leva che permetterebbe di gestire dall'alto l'economia: il petrolio mi sta antipatico e lo tasso, l'eolico mi piace e quindi lo detasso.

Ma anche, e soprattutto, una bastonata al settore industriale, perché, al momento, non esistono industrie a impatto zero e l'idea di spremerle in base a quanto inquinano appare arbitraria. Anche perché se un'azienda emette gas inquinanti è bizzarro che possa continuare a farlo a patto che paghi imposte più alte. A meno che, con la scusa dell'inquinamento e con il ricatto fiscale, non si vogliano mettere in ginocchio settori particolarmente sgraditi all'ideologia grillina. La tassa patrimoniale per ora è tra le righe, in compenso quella ambientale è scritta a chiare lettere. E fa paura.