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Musumeci pronto alla sfida: "Togliamo credibilità al M5s"

«Dopo il 5 novembre nulla sarà più come prima. O la Sicilia sprofonda in una recessione incontenibile o si avvia una drastica inversione di tendenza per risalire la china».

Nello Musumeci ha chiuso venerdì sera la campagna elettorale nella sua Militello, dove oggi voterà e dove attenderà domani i risultati. Si parla appena finito il suo ultimo comizio mentre è sulla sua automobile, la stessa con cui ha tragitto oltre 30mila chilometri di strade siciliane, visitando 241 città. Un record lo ha già battuto: ha incassato il placet di tutti gli avversari. Non era affatto scontato in una campagna elettorale cattiva, giocata più sul tema degli impresentabili in lista che sui problemi di una Sicilia che non sta affatto bene, afflitta da una miriade di problemi. «Mi sento il vincente morale», dice Musumeci a conclusione di quella che sarà comunque la sua ultima avventura politica, «l'ultimo atto d'amore - sottolinea - per la mia Isola perché tra cinque anni lascerò. Quello degli impresentabili è un tema antico perché da 70 anni frequentano le liste di buona parte dei partiti. Io stesso ne ho denunciato la presenza già tre mesi fa nella mia qualità di guida della commissione regionale antimafia. Ora il tema è stato riproposto con ipocrisia e per fare strumentalizzazioni. Il candidato presidente non ha nessun potere di intervento sulle liste, i partiti hanno piena autonomia, io candidato presidente sottoscrivo un patto sul programma. Nelle mie liste ci sono centinaia di persone per bene che ho l'onore di rappresentare, docenti universitari, poliziotti, carabinieri. I fatti dimostrano che ci sono impresentabili in tutte le liste, anche in quelle grilline. E le liste in Sicilia non sono bloccate, ognuno vota chi vuole».

E invece i problemi della Sicilia nel dibattimento sono diventati quasi marginali. «Questa campagna - sostiene Musumeci - si gioca sui temi e sulla qualità del governatore. Perché la Sicilia riesca a risalire ci vogliono quattro obiettivi seri, concreti: snellimento ed efficacia della macchina burocratica, centralità delle imprese, protagonismo della Sicilia nel bacino del Mediterraneo, neutralizzazione di ogni tentativo di condizionamento esterno delle istituzioni da parte delle organizzazioni criminali e di certi poteri economici».

Un altro risultato già messo a segno da Musumeci è l'unità del centrodestra attorno al suo nome. «Da otto anni in Sicilia - ricorda - il centrodestra non era più unito in una coalizione. La Sicilia si conferma laboratorio di scelte politiche nazionali. Se vinciamo qui i Cinque stelle avranno perso ogni credibilità e possibilità di vittoria a livello nazionale». A sostenere Musumeci governatore sono arrivati tutti i leader del centrodestra, Giorgia Meloni, Matteo Salvini e anche Silvio Berlusconi che ha dedicato a Musumeci due giorni, a Catania e a Palermo: «Il centrodestra è la maggioranza morale della popolazione siciliana. Berlusconi è molto benvoluto in Sicilia e ha trovato platee gremite in entrambi gli incontri».

È la terza volta che Musumeci si presenta come candidato governatore. Ci tiene alla Sicilia, ha chiamato il suo movimento «Diventerà bellissima» proprio come atto d'amore per la sua terra, «la Sicilia - sottolinea - è già bellissima. Lo deve diventare moralmente e culturalmente, ma la sfida non sarà vinta se a cambiare non saranno i siciliani. I numeri sono impressionanti, adesso è la terzultima regione d'Europa, l'ultima d'Italia. Più buio di mezzanotte non può fare. Io ci metto la mia esperienza e la mia credibilità che non è qualche cosa che si trova al supermercato ma frutto di una vita di coerenza». Tutto il contrario dell'improvvisazione dei Cinque stelle. Musumeci lo ha detto più volte, un'eventuale vittoria del M5s «sarebbe il completamento di una sciagura, una calamità».

Non che il disastro di cinque anni di governo Crocetta sia roba da poco: «Troverò le macerie, è una Sicilia che si dibatte tra rassegnazione e speranza». E anche una condizione economica difficile: «Non so che troverò in cassa, sicuramente troverò una pubblica amministrazione demotivata. Ma mi piacciono le sfide».