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Onorevoli M5s spremuti: duemila euro per l'evento Rivolta contro Casaleggio

Il quinto raduno del popolo grillino, il primo come forza di governo, apre uno scontro, senza precedenti, tra gruppo parlamentare, attivisti e capi del M5s.

Dal 20 al 21 ottobre, al Circo Massimo di Roma, Luigi di Maio, Davide Casaleggio e Giuseppe Conte chiameranno a raccolta la base pentastellata per l'evento Italia 5 stelle. La vigilia dell'appuntamento romano è, però, segnata dalle polemiche. Tra Montecitorio e Palazzo Madama sta montando la rivolta contro Casaleggio e Di Maio. Una ribellione che mette nel mirino la soluzione dei capi grillini di raddoppiare, rispetto alla legislatura 2013-2018, il contributo che ogni singolo parlamentare deve sborsare per sostenere le spese dell'evento.

Negli anni scorsi, l'obolo che ogni eletto ha versato per Italia 5 Stelle (quattro edizioni) è stato di 1.000 euro. Oggi, nonostante il gruppo parlamentare abbia triplicato gli eletti, passando da 162 a 330 (tra deputati e senatori), la tassa è raddoppiata con una quota di duemila euro a testa. Molti parlamentari non hanno ancora regolarizzato il versamento. Anche perché c'è stato un cambio di regole in corso: nella prima riunione tra eletti, capi e il tesoriere del M5s, Sergio Battelli, è stato raggiunto l'accordo per un versamento pari a 1.500 euro. Dopo una settimana la quota è schizzata a duemila.

Motivo? I vertici del Movimento non si aspettavano il crollo delle donazioni spontanee da parte degli attivisti. A raccontare i malumori della pattuglia parlamentare dei Cinque stelle è un senatore grillino che a Il Giornale spiega: «Negli anni scorsi l'evento Italia a 5 Stelle è stato finanziato per l'80% con le donazioni spontanee. Quest'anno invece i contributi che arrivano dal territorio sono diminuiti. E, dunque, il costo peserà in larga misura sugli eletti».

La fonte grillina ha le idee chiare anche sulle ragioni del crollo delle donazioni: «La base è in rivolta contro la gestione Di Maio. Nulla di segreto, basta fare un giro sui social per avere un'idea dei malumori. Sono nate chat parallele di opposizione interna. Il mondo grillino è in fibrillazione. Non si tollera che gli amici del capo politico siano stati piazzati nei posti di comando, con stipendi altissimi, mentre gli attivisti emarginati».

Il senatore è un fiume in piena: «Rocco Casalino guadagna 170mila euro e i parlamentari, che già si sono dimezzati lo stipendio, devono finanziare Italia a Cinque stelle»? Malumori che hanno spinto Di Maio e Casaleggio ad arruolare i due «mastini», Sergio Battelli, tesoriere e deputato del M5s, e Francesco Silvestri, vice capogruppo del M5s, per stanare i parlamentari non ancora in regola: tra una votazione e l'altra, Battelli e Silvestri passano in rassegna tra i banchi del gruppo alla Camera del M5s per battere cassa. Sollecitando i deputati a non ritardare il pagamento del contributo per l'evento. È diventata quasi un'ossessione, una caccia al parlamentare «moroso».

Per contenere l'emorragia delle donazioni, Casaleggio e lo staff del M5s stanno pianificando per i prossimi giorni una campagna di comunicazione sui social per spronare gli attivisti a finanziare l'evento al Circo Massimo. Il rapporto tra eletti, soldi e Rousseau resta il tallone di Achille del Movimento. Una rete in cui Casaleggio jr, dopo essersi assicurato anche il simbolo, sembra avere un potere centrale nel futuro del M5s.