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Il trucco del M5s sui vitalizi: la pensione integrativa gratis

«Onesti» sì, ma fessi no. Ed ecco che dalla Sicilia arriva l'ennesima furbata grillina: vitalizio no, ma pensione sì. I deputati regionali uscenti del M5s a maggio scorso, con una cerimonia in pompa magna pochi mesi prima delle comunali di Palermo e delle regionali, l'hanno sparata grossa, come al solito. E hanno sbandierato la loro rinuncia al «trattamento pensionistico» riservato agli eletti all'Ars (Assemblea regionale siciliana). Con il trucco.

Fatto l'annuncio, trovato l'inganno. E si scopre, come riporta anche l'edizione di Palermo di Repubblica, che 9 dei 14 deputati regionali della legislatura appena terminata alla pensione ci avevano pensato eccome. I protagonisti dell'escamotage previdenziale sono Sergio Tancredi, Stefano Zito, Francesco Cappello, Valentina Zafarana, Angelo Foti, Giampiero Trizzino, Gianina Ciancio, Valentina Palmeri e Vanessa Ferreri. Soltanto quest'ultima non è riuscita a bissare il seggio a Palazzo dei Normanni (sede dell'assemblea) nelle elezioni del 5 novembre. La strategia è semplice e, per certi versi, rivendicata. Basta dare uno sguardo al sito internet del gruppo regionale e osservare le spese di ogni singolo deputato. Magicamente appare un versamento mensile di 600 euro destinato, per la maggior parte dei 9 furbetti, a uno strano «imponibile previdenziale». Ben nascosto tra le pieghe delle altri importi, tutti rendicontati per carità. Qualcuno lo chiama «accantonamento previdenziale» o «accantonamento pensionistico», ma la sostanza resta la stessa. Parte dell'indennità da deputato regionale, che secondo i proclami grillini doveva finire nel fondo regionale per il microcredito alle piccole e medie imprese, viene messa da parte per la pensione privata. Con denari pubblici tolti alle aziende siciliane. In cinque anni di legislatura, 36mila euro per ciascuno dei 9 deputati. Per un totale di 324mila euro non restituiti. I 600 euro mensili sono calcolati in proporzione ai 2.500 euro percepiti dagli eletti, ma prelevati dal resto dello stipendio, quello che i pentastellati si vantano di restituire alla comunità. Tramite il loro sito internet regionale, i pentastellati hanno parlato subito di «bufala», limitandosi ad elencare le cose fatte durante la legislatura nel parlamentino siciliano. Ma, a quanto si apprende da alcuni militanti dell'Isola, molti attivisti nelle chat private avrebbero chiesto spiegazioni direttamente agli eletti in Regione. Senza ricevere risposta.

E poi, spunta un altro paradosso. Il 24 maggio i deputati siciliani del M5s avevano annunciato il rifiuto della pensione attraverso una lettera, alla prova dei fatti nient'altro che simbolica. Perché secondo il regolamento dell'Ars, all'articolo 12: «L'accertamento del diritto alla pensione diretta o di reversibilità avviene mediante decreto del presidente dell'Assemblea emanato su proposta di un deputato questore». L'accertamento scatta in realtà soltanto quando l'onorevole matura l'età pensionabile. Quindi, per la maggior parte dei grillini, almeno fra una ventina d'anni. Ancora un bluff a Cinque Stelle.