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Gli scontri grillini nel Lazio che fanno traballare Zingaretti

A voler essere sbrigativi, si potrebbe liquidarle come le solite – ormai – baruffe grilline. Quelle cioè, di un Movimento che si professava granitico e compatto e invece, non solo nel Lazio, ma nel Lazio soprattutto, si ritrova sempre più a fare i conti con le sue irrisolte contrapposizioni interne. E però, a ben vedere, va detto che gli effetti di questi scontri intestini, sempre meno sotterranei, potrebbero finire col condizionare anche la vita degli altri partiti. E in particolare di Nicola Zingaretti, la cui sopravvivenza alla guida della Regione è subordinata all'appoggio esterno di altre forze.

E non è un caso che proprio sui rapporti da intrattenere col governatore del Pd si siano riaccese le polveri della sfida interna ai Cinquestelle. “In Lazio stanno succedendo cose pazzesche, e neppure uno dice niente”, dice al Foglio Elena Fattori*. Quasi a voler strigliare la pattuglia dei pentastellati alla Pisana, quasi a volerli distogliere da quella linea di opposizione troppo morbida su cui Roberta Lombardi sembra essersi attestata. E infatti, come a rispondere subito all'appello, i grillini meno allineati alla “Faraona” si stanno già muovendo per mostrare tutta la loro ostilità a Zingaretti. Come? Depositando un'interrogazione rivolta al governatore. Colpevole, a loro dire, di aver approvato ben tre delibere ancor prima che la sua giunta s'insediasse. “Sono illegittime”, tuona la pometina Valentina Corrado, non a caso acerrima rivale della Lombardi e già sua sfidante nelle scorse regionarie, quelle senza esclusione di colpi bassi. “Con quegli atti – afferma la Corrado – Zingaretti ha modificato le norme sugli uffici di collaborazione, ha soppresso l'attività di controllo e coordinamento delle funzioni di vigilanza, ha nominato Andrea Tardiola come responsabile della trasparenza e dell'anticorruzione”.

Assai arduo stabilire se davvero ci siano degli illeciti, in verità. Quel che è certo, invece, è che quegli atti rappresentano l'ala grillina ostile alla Lombardi un pretesto, il primo, per schierare subito l'artiglieria pesante contro il governatore.

“Il quadro è fluido”, ammette un parlamentare pentastellato di Roma, provando a ridimensionare lo scontro. E il riferimento è anche alla condizione nazionale: anche in quel caso, è il Lazio, e in particolare la Capitale, l'epicentro del malcontento a Cinque stelle. Non è un mistero che tra le meno entusiaste della svolta dirigista di Luigi Di Maio ci sia la deputata Carla Ruocco, tra le poche a prendere la parola in assemblea, la scorsa settimana, per opporsi al nuovo regolamento dei gruppi. Ed è stata l'unica della componente dei cosiddetti “ortodossi”, nonostante fosse stata la più votata in Italia, alle parlamentarie della Camera a gennaio, a non ricevere alcun incarico istituzionale. Neppure uno strapuntino nell'ufficio di presidenza, che pure sono stati distribuiti a molti dei riottosi per convincerli a restarsene calmi. La Ruocco no, invece. E non perché non gli fosse stato offerto. “E' lei che non ha voluto”, confessa una sua collega a Montecitorio. La ragione? “Per tenersi le mani libere”.

*In merito all'articolo de "Il Foglio" uscito a firma di Valerio Valentini l'11 aprile, si necessita di una pronta e perentoria rettifica relativamente a un mio virgolettato inserito in via interpretativa e strumentale. La mia espressione "Nel Lazio sta succedendo di tutto" doveva essere il preludio a una intervista concordata con il giornalista ma poi mai rilasciata e doveva riferirsi invece che a una condizione meramente istituzionale legata alla Pisana, a una condizione strutturale di gestione dei servizi primari ed essenziali ai cittadini nella Regione che è sia clientelare che lacunosa. Le mie sarebbero state dichiarazioni totalmente contrarie a come le ha inserite il giornalista nel suo articolo, in direzione di stimolo a una necessità impellente di fare cose concrete per una cittadinanza in balia della disorganizzazione alimentata dalle precedenti amministrazioni. Non è pensabile perciò che un virgolettato compaia su un articolo laddove in via del tutto privata si fa un accenno per ciò che poi non viene de facto sviluppato in un concetto molto più ampio. Mai ho dato autorizzazione alla pubblicazione di una espressione detta in via privata come, ripeto, incipit per un concetto opposto per la quale è stata utilizzata.