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Condono con dolo. Ischia e la schizofrenia del M5s

Roma. Il fattaccio riguarda Ischia; ma il decreto che lo contiene è quello su Genova. E questo già, a suo modo, dice qualche cosa dei motivi che hanno causato ritardi, lungaggini e crisi di nervi nella stesura del provvedimento d’urgenza che avrebbe dovuto affrontare la crisi ligure, legata al crollo del viadotto Polcevera.

Ma il problema, tutto intimo al M5s, non riguarda il ponte Morandi. Riguarda invece il condono edilizio previsto dall’articolo 25 del decreto: quello in cui, cioè, si consente ai Comuni dell’isola campana di definire, entro sei mesi, le richieste di condono pendenti dal 1985 nell’ambito del processo di riedificazione post-sisma. In sostanza, le case danneggiate dal terremoto del 2017 su cui pendeva un’istanza di condono, verranno non solo sanate, ma addirittura ristrutturate o edificate ex novo con soldi pubblici.

E non basta: perché la norma che si prende a riferimento è quella del 1985 (governo Craxi): dunque con vincoli ancora più laschi rispetto a quelli previsti poi dalle sanatorie più recenti, volute da Berlusconi nel 1994 e nel 2003.  “Ma davvero approviamo ‘sta roba? Addirittura con la parola ‘condono’ messa nel titolo dell’articolo?”. I deputati del M5s sgranano gli occhi, a metà tra l’incredulo e l’indignato. Alcuni di loro ventilano l’ipotesi di un emendamento.

Paola Nugnes, senatrice in commissione Ambiente, annuncia che lei l’emendamento ce l’ha già pronto, e ricorda che la Campania vanta il record di abusi edilizi. “Gli abitanti di Ischia necessitano di tutto il nostro sostegno, ma non è ammissibile concedere ancora condoni mascherati”. Eppure è stato proprio il M5s a richiedere d’inserire quella norma nel decreto. E infatti, a sentire i primi mugugni tra gli alleati di governo, nella Lega un po’ si ride sotto i baffi, un po’ si sbuffa d’insofferenza per l’incoerenza grillina. Ma in fondo Ischia è proprio di fronte a Pomigliano, le Europee sono vicine. E quindi Di Maio ha già dato l’ordine: tirare dritto, anche sul condono