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Rassegna stampa. Il Pd tenta Cancelleri (per liberarsi di Fava). Gelo M5S: noi avanti

E così Giancarlo Cancelleri, in cuor suo, spera di fare il Conte di Sicilia. Ma, a sua insaputa, rischia di diventare il Micari del 2022. Prima potenziale vittima sacrificale di Chi vuol essere candidato?, diabolico quiz-show giallorosso. Spogliata l’ultima scheda nei comuni al voto, è già partita la volata per le Regionali. Nel centrodestra più passa il tempo e più tutti, compresi gli hater, si convincono che Nello Musumeci sia allo stesso tempo il male minore e la polizza sulla vita politica di (quasi) tutti. .Chi sarà lo sfidante fra poco più di due anni? A taccuino aperto, chiunque, nel variopinto fronte giallorosso, fa spallucce.

Testuale: «L’alleanza dovrà avere una componente in più, quella del premier Giuseppe Conte, che qui in Sicilia deve giocare una partita importante e lui può farlo perché è in grado di mettere insieme le migliori energie della regione che non si aggregherebbero sotto un simbolo nazionale ma che potrebbero essere stimolate dalla sua figura». Una mossa da scacco matto, di cui si vocifera da mesi a livello nazionale, che ha suscitato la legittima curiosità di portavoce e attivisti pentastellati. «Gianca’, ma Conte lo sa?», ha osato chiedergli qualcuno sotto il palco dell’osannata Maria Terranova, sindaca di Termini.

E lui, l’ex vicepresidente dell’Ars, ha ammesso candidamente: «No, ma gliene parlerò presto. Le Regionali saranno il più importante test prima dalle Politiche e dobbiamo essere noi a stimolare il presidente». In attesa che il premier ne venga a conoscenza, è superfluo aggiungere (sondaggisti e analisti politici si sono già espressi sul “partito di Conte”) che la strategia è più che sensata. Eppure nasconde anche le ambizioni personali di Cancelleri, storico portabandiera grillino in Sicilia. «Il candidato non si candida, ma viene candidato…», oracoleggia con chi gli chiede cosa intenda fare. Ma non sono certo i grillini a volerlo candidare.

E più che quello del capogruppo Giorgio Pasquao del deputato messinese Antonio De Luca, di cui s’era vociferato, il nome emerso – l’unico, apertamente – è quello di Luigi Sunseri. Il vero artefice del “modello Termini”, in un’orgogliosa trattativa che il giovane deputato, già collaboratore di Ignazio Corrao a Bruxelles, consegna ai suoi colleghi come strategia sulla scelta giallorossa per Palazzo d’Orléans. «La carretta dobbiamo tirarla noi – s’era sfogato Sunseri, in tempi non sospetti, con La Sicilia – perché non possiamo presentarci con un candidato di ha governato fino a tre anni fa. E poi ancora oggi il movimento riesce a dare il senso del cambiamento, non solo rispetto a Musumeci». Certo, l’alternativa “terzista” potrebbe essere Fava. Che ha un ottimo rapporto con Sunseri, tanto d’averlo platealmente definito «uno straordinario parlamentare regionale», di cui «mi fido, perché ho visto quello che sa fare e come lo fa, con competenza e sobrietà», in un comizio proprio a Termini.

Fava gode della stima di buona parte del gruppo grillino dell’Ars (Gianina Ciancio non ne fa mistero), ma non va proprio giù ad alcuni, fra i quali, ad modello, Gianpiero Trizzino. Se comunque il M5S forzasse su un proprio candidato, con lo stesso azzardo (calcolato) che c’è stato a Termini, non è detto che dovrà essere per forza un deputato regionale. A quel punto si aprirebbe un’altra corsa, ma sopratutto una conta. In cui peserebbero, fra altri numeri, anche i 108.146 voti in Sicilia di Dino Giarrusso alle Europee dello scorso anno. E allora da dove sgorga per Cancelleri questa insostenibile leggerezza di essere un potenziale candidato? Dal bel rapporto con Conte (che ha persino convinto a considerare il progetto del tunnel subalveo sullo Stretto), in un futuribile partito del premier che gli permetterebbe di derogare al limite dei due mandati, ultima traballante roccaforte del non-Statuto grillino.

Ma soprattutto dalla consapevolezza di essere uno dei più fidati pretoriani di Luigi Di Maio, che punta a riprendersi il movimento dopo gli Stati generali prossimi venturi. Eppure il viceministro nisseno ha il più convinto sostenitore nel Pd. O meglio: in parte di esso. A Palermo in molti giurano che – al netto del feeling con il segretario regionale Anthony Barbagallo- il vero regista del film “Cancelleri 3, la vendetta” sia proprio Antonello Cracolici. Il raffinatissimo deputato dem, definito «un maestro di tecniche d’aula» dall’ex nemico (ma sempre col dovuto rispetto) Cancelleri. “Crac”, se l’operazione gli riuscisse, raggiungerebbe lo scopo di liberarsi della candidatura di Fava, sgradita per vecchie ruggini dell’era dei Ds e per nuovi contenziosi antimafiosi.

«Claudio con la sua commissione “ca – fudda” su Lumia e su Crocetta – si sfoga l’ex assessore all’Agricoltura – dimenticando che in quel governo c’erano anche altri…». Un piddino d’altra parrocchia, sotto patto d’anonimato, fornisce una diversa chiave di lettura: «Alla vecchia guardia del partito conviene non metterci la faccia, riperdendo con Cancelleri, perché così ognuno mantiene le sue rendite di posizione, piuttosto che mettersi in casa Fava». Anche a non voler dare ascolto alle maldicenze, fra i dem il tema di un presidente dell’Antimafia sempre più ingombrante si pone tutto. Anche per i risultati elettorali rivendicati dalle liste dei Cento Passi (fra l’8 il 7% a Barcellona, Marsala e Carini). Il giornalista catanese, anch’esso sconfitto nel 2017, non è più il «candidato di sintesi» senza un voto, ma un alleato di cui il Pd comincia ad aver paura. Come dimostrano anche le prime scintille fra il presidente e Nello Dipasquale, membro pd dell’Antimafia in sostituzione di Peppino Lupo.

Nel Pd sono tutti ormai convinti (e qualcuno persino sollevato) dell’indisponibilità dell’unico vero super candidato che il partito sarebbe in grado di esprimere: il ministro Provenzano, «sempre più in ascesa a Roma, tanto da pensare a una futura segreteria nazionale», rivela un’altra fonte dem. A meno che Nicola Zingaretti in persona, biascica qualcuno, non convinca il “compagno di Milena” a un «estremo sacrificio» (pagato a peso d’oro in caso di sconfitta) per provare a espugnare l’Isola a tre mesi dal voto nazionale. Ma è uno scenario complicatissimo. Tant’è che la tattica più efficace sembra quella di Lupo. Cortese ed educato con Fava (che non adora), disponibile e aperto con i grillini.

E silenzioso con tutti. In attesa che siano gli altri a chiedergli il nome magico. Che potrebbe Orlando, se a Palermo le quotazioni del sindaco non fossero in picchiata. O magari l’eurode – putato Bartolo, rispondendo alle sensibilità catto-solidali del centrosinistra nonostante le perplessità sull’esperien – za amministrativa. Oppure proprio Chinnici. Tanto lontana dal partito da essere pure a distanza di sicurezza pure da beghe e veleni. La proposta finale. Semmai i grillini dovessero davvero rifiutare l’offerta dem di un Cancelleri bardato da Palazzo Chigi. (di Mario Barresi, fonte La Sicilia)