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Lido fascista a Chioggia, il M5S vende l’anima al demanio

Ci avrei scommesso che la storia della spiaggia chiozzotta (di Chioggia: da cui l’espressione ‘baruffe chiozzotte’) sarebbe diventata il tormentone dell’estate. In generale, se uno mette su una spiaggia in una località che si chiama già di suo Punta Canna, la addobba con cimeli fascisti e dichiara pure, per ragioni che preferisco non indagare, che gli piace il manganello, beh, ne prendo atto, evidentemente il gestore n’è fatto troppe, di canne, e morta lì. Se poi volessi proprio buttarla in politica, potrei persino pensare che come ci sono le spiagge per nudisti, allora potrebbero esserci anche quelle per fascisti, e addirittura per fascisti nudisti… Anche il manganello, dopotutto, è solo un simbolo fallico: anzi, che cosa non lo è, compreso il fallo medesimo?

Invece, partita dalla prima pagina del maggior quotidiano nazionale, la vicenda della spiaggia fascista è rapidamente degenerata (dico degenerata così per dire, a scanso di equivoci vorrei precisare che non sono fascista e, se è per questo, neppure nudista). I renziani non aspettavano altro, e hanno prontamente presentato una proposta di legge (ne hanno una nel cassetto per tutte le occasioni) che vieta la propaganda fascista: come se non bastassero le leggi Scelba e Mancino e le altre trentacinquemila figure di reato che affollano il nostro ordinamento. Permettendo oltretutto a leghisti e grillini di dar loro lezioni di liberalismo, notando che una legge così violerebbe la libertà di espressione (art. 21 Cost.).

La spiaggia in questione pertiene al demanio marittimo chiozzotto, ed è gestita dal fan del manganello per concessione del comune di Chioggia: sicché era fatale che la faccenda slittasse dal diritto penale al diritto amministrativo. L’autorità competente, nel caso il vicesindaco grillino di Chioggia, assessore al demanio, pare abbia dichiarato: «Perché sprecare le già risibili risorse della polizia in cose come queste, invece di occuparsi degli abusivi in spiaggia?». Non so perché, ma questa dichiarazione mi ha ricordato una vecchia freddura di Gino Patroni, indimenticato umorista spezzino, che suonava così: «Ragioniere del catasto vende l’anima al demanio». Ecco, con l’aria di destra che tira, non sarà che l’M5S si sta vendendo l’anima al demanio?