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M5S, Dibba-Test tra i parlamentari. Dentro o fuori? Da Colletti a Colonnese ecco chi dice no al secondo mandato

Non sarà l’unico a saltare un giro tra le fila del Movimento 5 Stelle. Se Alessandro Di Battista ha scelto di non ricandidarsi per un secondo mandato alle prossime politiche, tra Camera e Senato altri parlamentari pentastellati seguiranno l’modello di uno dei leader più noti del M5s. Rinunce, possibili o già decise, che si aggiungeranno a chi sarà costretto a restare fuori per la regola – discussa, ma mai cambiata – del limite dei due mandati. Numeri alla mano, su un totale di 123 eletti, una quindicina non dovrebbe presentarsi alle prossime elezioni: circa il 14% dei parlamentari grillini. 

I nomi? Oltre a Di Battista, tra chi ha già scelto di restare fuori, ci sono già Vega Colonnese (“Ho scelto di fare la mamma”, ha precisato), Vincenzo Caso e Silvia Giordano. Ma non saranno i soli: in bilico c’è Andrea Colletti: “Deciderò, ma c’è la voglia di tornare al mio vecchio lavoro, quello di avvocato“. Anche perché, precisa, se il M5S non arrivasse primo o non riuscisse a formare un governo, sarebbe “difficile fare altri cinque anni di opposizione“, ha spiegato. “Possiamo lasciare questa opportunità a nuovi eletti che facciano esperienza sul campo con il nostro supporto“, è la sua idea. 

Nella rosa dei possibili “non candidati” c’è anche la senatrice Rosa Enza Blundo, che invece azzarda: “Se mi ricandido? Io non mi ricandido, non mi sono mai candidata e mai lo farò. Mi metto a disposizione del Movimento“. Anche il deputato Matteo Mantero, marito di Silvia Giordano, sembra voler escludere la corsa per un secondo mandato, almeno per ora. Altri, invece, come Luigi Gallo, si trincerano in un lungo silenzio, dopo le critiche ai vertici del M5S sulla scelta di attribuire la carica di “capo politico” a Luigi Di Maio, prima dell’incoronazione come candidato premier. 

Tra chi non potrà ricandidarsi ci sono invece i senatori Enrico Cappelletti e Luigi Gaetti, quest’ultimo capogruppo nei giorni delle consultazioni al Quirinale, prima della nascita del governo Gentiloni. “Io ho già fatto due mandati. Sono stato eletto nel mio Comune per tre anni. Ma la regola è giusta, solo così si è perfettamente liberi”, ha rivendicato Gaetti. Una posizione condivisa pure dal deputato Angelo Tofalo, che al contrario pensa già al bis: “Ma se questa regola dovesse cambiare, io lascerei il M5S”, ha precisato.

Non pochi big, come la senatrice Barbara Lezzi, il deputato Alfonso Bonafede o Alberto Airola, preferiscono non sciogliere la riserva: “Ci penserò. E comunque sceglieranno i nostri iscritti”, è il leitmotive pentastellato. Ma c’è anche chi, come Roberta Lombardi, preferirà altre avventure politiche, come quella da candidata governatrice alle prossime regionali del Lazio. 

Certo, c’è anche si dice già sicuro di volersi ricandidare: “Io amo il Movimento”, ha spiegato Danilo Toninelli, pronto al secondo mandato. Con lui, anche Carlo Sibilia: “Io sarei per completare il mio ciclo”. 

Tutti, però, difendono la soluzione di Di Battista, allontanando ombre su possibili scelte tattiche: “Salterà un giro per poter poi fare il leader, in caso di fallimento di Di Maio e di impossibilità di formare un governo? Non c’è nulla di vero, fantascienza”, taglia corto Gaetti. “Chi lo dice, dice una sciocchezza”, condivide Lezzi. L’unico a lanciare una mezza “stoccata” verso il leader movimentista del M5S è Carlo Martelli: “Se mi ricandido? Non lo so, ma di certo non seguirò l’modello di Di Battista. Non è nel mio stile comunicarlo con un video: valuterò se il M5S avrà ancora bisogno di me”, ha replicato. C’è poi il nodo dei “sospesi”, come Nuti, Mannino e Di Vita, ai quali non dovrebbe essere permesso il bis, dopo lo scandalo delle firme false a Palermo. Tutto in attesa delle regole per le prossime candidature.