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Fake news, D’Agostino: “M5s credulone? Anche elettori Pd hanno creduto alla Boschi, a Renzi e alle loro promesse”

“I grillini credono alle fake news? Ma perché, tutti quelli del Pd che hanno creduto alla Boschi e a Renzi dove li mettiamo? Quante cose hanno promesso? Hanno perso il referendum del 4 dicembre e non sono andati a casa. Quella è una fake news, una balla, una menzogna, una fregnaccia o una presa per il culo?”. Così a Otto e Mezzo (La7) il giornalista Roberto D’Agostino risponde alla conduttrice, Lilli Gruber, che cita una ricerca secondo cui i “creduloni” vittime delle fake news sono principalmente i giovani tra i 25 e i 34 anni e gli elettori del M5s e di Forza Italia. L’inventore e titolare di Dagospia spiega: “Chiunque può finire vittima di qualche fake news o balla, però quanto dura tutto questo? Quanto può durare la balla spaziale, come il famoso meme del funerale di Riina? Sono balle, foto giocose e scherzose. Ma alla lunga la presa in giro, la menzogna, la balla mostrano quello che sono, non possono durare. Quanto può durare quello che hanno raccontato sulle banche italiane? I 5 Stelle avevano detto che avrebbero fatto di Roma un alloggio a 5 Stelle. E poi ci siamo ritrovati Spelacchio. I nodi vengono sempre al pettine e alla fine è anche inservibile giungere la pettine, come diceva il Poeta. Il problema vero di questo Paese non è dato dalle fake news, ma dalla mancanza di lavoro”. Il dibattimento è incentrato anche sulla mancanza di meritocrazia in Italia. “Forse oggi la competenza non è più tanto premiata” – afferma Lilli Gruber – “mi chiedo quanto il M5S abbia contribuito a sminuire le competenze, visto che uno vale uno“. “La risposta fu data anche da Grillo a teatro, qui a Roma” – osserva D’Agostino – “Lui disse: ‘Io ho portato in Parlamento un gruppo di disadattati‘. E’ tutta gente che non aveva il know-how, né conoscenza. E’ gente che ha una carica di passione per lo Stato e il lato positivo è che certo estremismo non è andato a finire in frange pericolose. Sono persone che non hanno dietro un giornale o una tv, neppure sezioni di partito. Hanno solo internet”