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Camere, rottura Berlusconi-Salvini: la Lega vota Bernini, ok di Di Maio. Ma lei rinuncia

Al via la XVIII legislatura con l'insediamento del nuovo Parlamento e l'elezione dei presidenti di Camera e Senato e sulla trattativa per eleggere i vertici di Montecitorio e Palazzo Madama si consuma subito lo strappo tra la Lega e Forza Italia. Salvini, infatti, alla seconda votazione per la presidenza di Palazzo Madama vota Anna Maria Bernini (candidato Fi più digeribile per i 5Stelle che infatti parlano di «segnale positivo») anziché Romani, ovvero il candidato voluto da Berlusconi. La senatrice vede Berlusconi e rinuncia ma il dato è che c'è aria di intesa tra il Carroccio e i Pentastellati. 

 5 stelle hanno votato scheda bianca. Si procederà quindi sabato a Palazzo Madama alla terza e, se necessario, alla quarta votazione. Secondo quanto prevede il Regolamento del Senato nelle prime due votazioni sarebbe stata necessaria la maggioranza assoluta dei voti dei componenti del Senato, mentre nella terza votazione prevista per il giorno successivo «è sufficiente la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, computando tra i voti anche le schede bianche. Qualora nella terza votazione neppure uno abbia riportato detta maggioranza, il Senato procede nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e viene proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa. A parità di voti è eletto o entra in ballottaggio il più anziano di età».



SENATO - PRIMA VOTAZIONE
Fumata nera. Al voto hanno partecipato 317 senatori. Le schede bianche sono state 312, le nulle nessuna. Il quorum necessario era di 161 voti. La seconda votazione, con la medesima maggioranza richiesta inizierà alle 17. Un voto anche al senatore casertano Fabio Di Micco, al leghista Roberto Calderoli, a Paolo Romani e a Emma Bonino. In mezzo anche «un omaggio al film di Moretti», su una scheda, ha detto Napolitano, senza specificare meglio. Lo stesso presidente emerito ha ricevuto un voto e ha esclamato «grazie».

IL DISCORSO DI NAPOLITANO
«Servono rispetto del voto e fiducia nel Colle» per affrontare la fase del dopo-elezioni, dice il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano, aprendo da presidente la seduta a Palazzo Madama come senatore anziano. Il risultato delle elezioni «ha mostrato quanto poco avesse convinto l'auto-esaltazione di governi e partiti di maggioranza», aggiunge parlando di fronte al neosenatore Matteo Renzi (che promette: «Ora starò zitto per due anni»), ma non a Matteo Salvini («Arriverà»», ha assicurato Roberto Calderoli).
Alla Camera l'apertura è toccata a Roberto Giachetti, deputato del Pd, vicepresidente anziano tra gli uscenti rieletti, che suscita l'applauso unanime dell'Aula con la condanna dello «scempio» alla lapide di via Fani e il saluto deferente a Sergio Mattarella come «garante del rispetto della Costituzione». Poi conclude con una citazione di Marco Pannella: Dobbiamo essere pronti a testimoniare l'amore.

Intanto, nel centro di Roma spuntano due murales: il primo è un bacio Salvini-Di Maio, che ricorda quello famoso di Berlino tra Leonid Breznev e Eric Honecker, ispirato alla foto del fraterno bacio socialista durante i festeggiamenti del trentesimo anniversario del regime della Germania Est nel 1979; l'altro raffigura una Meloni con in braccio un bimbo africano. Tutti e due portano la tag di Tvboy, artista di strada palermitano esponente del movimento NeoPop.