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Nuove consultazioni, ma l'incarico è lontano. M5S e Lega: serve tempo

Al via il secondo giro di consultazioni: si riparte domani e venerdì, ma stavolta il Quirinale ha deciso di chiamare prima i partiti e poi le alte cariche dello Stato. Una mossa destinata - questa la lettura prevalente - a concedere altro tempo di riflessione alle forze politiche.

D'altra parte è evidente che i pentastellati di Luigi Di Maio e la Lega di Matteo Salvini, tra alti e bassi, non entreranno nel vivo almeno fino al 29 aprile, data delle elezioni regionali friuliane.
Di Maio, dal Molise, si dice addirittura «fiducioso» sulla formazione di un «governo del cambiamento», che comunque sottintende l'assenza di Forza Italia e dunque la spaccatura della coalizione di centrodestra che difficilmente potrebbe convenire alla Lega.



Il Pd però ribadisce la linea di indisponibilità a ogni accordo. Anzi, l'assemblea dei parlamentari Dem ha confermato il no alla collaborazione con il M5S. «L'intesa Lega-M5s è cosa fatta, come testimonia - ha affermato il capogruppo Graziano Delrio - «l'accordo spartitorio» per la presidenza della Commissione Speciale che dovrebbe andare, alla Camera, al leghista Giancarlo Giorgetti. Dario Franceschini, assieme ai parlamentari dell'area delgovernatore della Puglia, Michele Emiliano, ha invece apertamente chiesto l'apertura di un confronto con i Cinquestelle. L Assemblea è finita senza una conta ma il reggente Martina ha ribadito il no a Di Maio.

Ma torniamo alle consultazioni. Sergio Mattarella ha deciso che riceverà prima i rappresentanti del centrodestra, stavolta in una delegazione unica composta da una decina di membri, e come ultima forza politica, nel pomeriggio di domani, i Cinque Stelle.

IL COLLE
Mattarella, ragionano fonti parlamentari della Lega, correttamente affida al gruppo più numeroso in Parlamento l'ultima parola sul delicato tema delle alleanze. Ma questo, vorrebbe dire che il Colle prima o poi chiederà al M5s risposte concrete, insomma una maggiore assunzione di responsabilità, magari già dal prossimo giro.
I due partiti vincitori delle elezioni del 4 marzo sembrano ammettere di buon grado questa fase di surplace, tutti e due impegnati in campagna elettorale: una sorta di tacito accordo tra Lega e M5s nell'aspettare l'esito delle prossime amministrative, le regionali in Friuli e in Molise.

Siamo dunque entrati in una fase interlocutoria, in cui ognuno tiene il punto: da un lato M5S insiste con Riccardo Fraccaro che «Berlusconi rappresenta il passato e non può rappresentare il futuro». E Di Maio, che su questo fronte, rincara la dose: «Salvini mi propone di fare un governo con Berlusconi e Meloni. L' unica cosa che insieme potremmo fare sarebbe sederci su una poltrona a non fare nulla: l'immobilismo. Ma io a Salvini l'ho detto: ci sediamo intorno ad un tavolo per cambiare le cose, per cambiare ad modello la legge Fornero, o per Berlusconi?».
Sul fronte opposto, Salvini - che si caratterizza annunciando una iniziativa con la francese marine Le Pen - ribadisce che se Di Maio lo chiama lui è pronto a rispondere: «è buona educazione», commenta.
Del resto la posizione della Lega è a sufficienza chiara: Di Maio non può più di tanto tirare la corda rivolgendosi al Pd. Sia la Lega, sia M5s, ragionano alla Lega, hanno vinto proprio grazie al fatto che non hanno mai governato con il grande sconfitto, Matteo Renzi.

La partita vera riprenderà a maggio. Quando probabilmente fra Di Maio e Salvini emergerà un terzo nome oppure si andrà alla rottura definitiva.