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M5S, nuovo caso Dessì: dopo il «romeno picchiato» spunta un post sulla «libertà di violenza fisica»

Forse la espressione rivelatrice per capire il personaggio, in un video-discorso torrenziale di 48 minuti - spacchettato in due filmati perché nel primo, a un certo punto, non si sentiva più nulla, «state coprendo il buco del microfono», l'inservibile suggerimento nei commenti - arriva verso la fine, quando l'aspirante senatore grillino Lele Dessì, in un passaggio grammaticalmente un po' contorto sulle sue dichiarazioni dei redditi a importo zero, ammette: «A 54 anni senza nessuna capacità particolare, non saprei dove andare a sbattere la testa». Sembra quasi un appello a Di Maio e ai probiviri M5S, alle cui decisioni dice di voler comunque sottostare, «sono a disposizione». Della serie: se non faccio il senatore, che faccio? «Ha lavorato presso: Movimento 5 Stelle. Ha studiato presso: Movimento 5 Stelle», si legge del resto sul suo profilo Facebook. Lo stesso dove nel 2015 annotava che «per la terza volta in vita mia ho dovuto menare a un ragazzo rumeno» e qualche anno prima, nel 2012, pubblicava (e ripubblicava) una foto che esalta la «libertà di reazione violenta», che «ha diversi aspetti positivi», perché «imporre che trattative e discussioni debbano svolgersi senza il ricorso alla violenza fisica è un tabù insostenibile in tempi di crisi». «Non sono un violento», ha detto però ieri nel videomessaggio, anche se «non è che non mi sia mai capitato di fare a cazzotti per futili motivi, ma non nell'età matura», sottolinea.
 


Il filmino del 2014 dove sorride a lato a Domenico Spada? «Io non so neanche cosa sia il clan Spada, se ne occupa la magistratura - dice Dessì - Domenico Spada è una persona che gode dei diritti civili ed è campione italiano di pugilato. Ho visto anche Romolo Casamonica, sono libero di vedere la loro pratica sportiva».
Ma è sulla casa popolare a Frascati, con affitto stracciato da 7,7 euro al mese, che Dessì sa di dovere qualche spiegazione in più, lui che nel 2014, da candidato sindaco del M5S, si batteva per «la realizzazione di alloggi popolari per fuggire le 189 richieste». Mostra allora i documenti con cui la madre l'ha ottenuta, negli anni 90, e dove, alla morte di lei, si è installato nel 2003. Pagando sempre un canone che lui stesso bolla come «vergognoso», anche negli anni, pare di capire, in cui sostiene di avere «guadagnato bene», grazie all'impresa di traslochi di cui ancora oggi è amministratore unico. «Vorrei pagare di più, anche 100 o 200 euro al mese, ma non me lo hanno fatto fare. Non sono un evasore fiscale, non ho rubato nulla», dice mentre promette querele a raffica contro il Pd. Insomma, sarebbe vittima di un complotto: «È stato tutto tirato fuori ora, dopo la presentazione delle liste, una consecutio temporum (dice così, ndr) precisa».