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M5S, la capogruppo Lombardi: «Meglio trattare con la Lega, c'è più disciplina, nel Pd non si sa con chi parlare»

«I problemi del Pd sono due. Il primo è Matteo Renzi e il secondo, soprattutto, è che non si sa con chi parlare. Da questo punto di vista è meglio la Lega: almeno lì dentro hanno una disciplina di partito». Roberta Lombardi, primo capogruppo alla Camera del M5S nel 2013 e con una lunga guerra con Virginia Raggi alle spalle, adesso si trova a fare una strana opposizione a Nicola Zingaretti in Regione Lazio. In poche parole lo appoggia solo perché, ammette, lo «usa» per realizzare il programma pentastellato. Anche Lombardi è andata a Ivrea, come i vertici del M5S, all'iniziativa in memoria di Gianroberto Casaleggio.
Lombardi, il suo commento su questa prima kermesse con la voglia di governo a tutti i costi?
«Bella per i messaggi di futuro dati all'esterno e per il senso di unità che c'è dentro al M5S».
Ma il rebus non si scioglie. Qual è la sua opinione. E' possibile fare un governo con il Pd?
«Il problema del Pd è che non si sa con chi parlare: con Martina o con Franceschini o con Orlando?».
Meglio la Lega, dunque?
«Nella Lega c'è un'unica voce che parla, quando il partito decide, poi la linea è quella, è un partito che ha disciplina sui temi, senza cavalli pazzi»
I tempi, quali saranno i tempi, secondo lei della fumata bianca?
«Bisogna scavallare il 21 aprile, il giorno cioè dell'assemblea del Pd, per capire se sarà archiviata l'era Renzi oppure no. E allora, in quel caso, potrebbe rimanere in piedi l'ipotesi di un accordo con un Pd derenzizzato. Altrimenti, con l'ex segretario in campo, qualsiasi intesa è irricevibile per noi e per loro. Ma non è l'unica data da attendere».
Certo, ci sono le regionali a fine mese.
«Esatto, bisognerà aspettare l'esito di quel voto per capire se Salvini riuscirà a crescere ancora, soprattutto in Friuli Venezia Giulia».
Poi scatterà l'intesa con il Matteo lumbard?
«Per certi versi è la soluzione migliore, ma non per la adiacenza con il leader politico, ma perché conosco i colleghi della Lega: persone molto serie e di parola. E poi ovvio Salvini è Salvini».
Cioè?
«E' un personaggio che mi inquieta, anche se non lo conosco».
Però vi turerete il naso?
«Lo ripeto: un accordo con il Pd nazionale lo vedo difficile, ma in ogni caso sarà il contratto sui temi che definirà con chi andare avanti».
Però nel Lazio lei, come capogruppo del M5S in Regione, sta portando avanti un'intesa con il Pd a colpi di aperture su questo o quel tema.
«In Regione non è un' apertura».
E cos'è?
«Abbiamo il coltello dalla parte del manico e lo usiamo fino a quando potremo».
Di Maio ha passato anni a insultare i Pd e adesso chiede di sotterrare l'ascia di guerra, lei ha passato mesi a insultare Zingaretti e adesso lo appoggia. Dov'è la coerenza?
«Io continuo a pensare di Zingaretti tutto ciò che ho detto di lui in campagna elettorale. Adesso c'è un' opportunità politica, è diverso».
Forse è opportunismo, non crede?
«A me i cittadini laziali hanno consegnato il 27% come candidata e il 22 come forza politica, se andassimo a rivotare non ci sarebbe una rivoluzione copernicana».
E quindi tira a campare?
«No, hanno fatto una legge elettorale in Regione che ce li ha consegnati in mano. E intendiamo usarla per realizzare punti del nostro programma, fino a quando sarà possibile. Altrimenti la mozione di sfiducia è già pronta».
Lei che conosce la base del M5S: qual è l'accordo più digeribile per fare un governo?
«Pur turandosi il naso un accordo con la Lega sui temi è meno irricevibile di un'intesa con il Pd renziano, anche se alle ultime elezioni abbiamo già preso una parte dell'elettorato dem, è così. Lo so che può sembrare assurdo, ma è così».