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Il turnover del M5S, via l'80% dei deputati e 39 dipendenti licenziati

Panico da rielezione. «L'effetto random del 2013 non ci sarà più», dicono ai piani alti del M5S. E dunque ben oltre la metà, si parla di un 80%, del gruppo sarà rinnovato. Il restyling della classe dirigente sarà totale visto che anche i 39 dipendenti del gruppo parlamentare M5S hanno ricevuto la lettera di licenziamento per fine legislatura senza alcuna garanzia di riassunzione. Per i nuovi ruoli, il candidato premier M5S, Luigi Di Maio ha deciso di puntare soprattutto su incarichi fiduciari.

SEGRETERIA
Nel neonato «Comitato elettorale per le elezioni politiche», una sorta di super segreteria politica nato in questi giorni, Di Maio ha chiamato infatti Pietro Dettori dell'associazione Rousseau che fa capo a Davide Casaleggio, il responsabile delle relazioni istituzionali del vicepresidente della Camera Vincenzo Spadafora e Dario De Falco, consigliere comunale a Pomigliano d'Arco, la città di Di Maio. Il comitato sarà la «cassaforte» del Movimento in campagna elettorale: ha già raccolto quasi 64 mila euro. Nella nuova creatura non compaiono né Beppe Grillo, né Davide Casaleggio. Cambiamenti non da poco che hanno disorientato ancora di più i parlamentari in ansia da rielezione. E soprattutto quelli che temono di non riuscire a tornare a Montecitorio. Chi sono? Quelli che magari avevano stravinto le parlamentarie nel 2012 ma poi sono finiti nel dimenticatoio. Sintomatologia: si aggirano malinconici in Transatlantico, aumentano le interviste ai giornali locali e gli ingaggi nei talk show di provincia, potenziano i social con l'acquisto di pacchetti promozionali su Facebook e scoprono «i problemi del territorio».
Uscendo dal teatro Flaiano dopo la prima di Insomnia, lo spettacolo romano di Beppe Grillo, l'ex comico aveva lasciato intendere che ora bisogna alzare l'asticella. Aveva parlato di competenze e professionisti, «un artista, uno scienziato, un medico, un ingegnere, uno che progetta il futuro...». Che vorrà dire, si sono chiesti i parlamentari uscenti, spesso senza grandi titoli di studio? Risponde Di Maio che promette voto online per tutti. Durante l'assemblea congiunta dell'altra notte la senatrice Paola Taverna ha proposto di verificare l'attività svolta con il recall.

PLURICANDIDATURE
Di Maio ha detto un secco no. Il recall non è menzionato nello Statuto e dunque se utilizzato esporrebbe il M5S all'ennesimo ricorso. In lizza infatti ci sono anche attivisti espulsi ex ribelli e con tanta voglia di candidarsi. E dunque è concreto il azzardo che i parlamentari uscenti siano dribblati dagli attivisti, che spesso li contestano duramente nei meetup, ma pure dai regionali uscenti. Nel Lazio ad modello Gianluca Perilli punta al Senato. Pessima notizia per Federica Daga (era capolista nel 2013), Massimo Baroni, Carla Ruocco, Stefano Vignaroli, Paola Taverna. Nella terza circoscrizione della Lombardia mister preferenze cinque anni fa risultò il mantovano Alberto Zolezzi che ora dovrà vedersela con un acchiappalike come Danilo Toninelli. Nella seconda sgomitano in tanti: Carinelli, Di Stefano, Tripiedi, Pesco. In Veneto si annuncia una battaglia all'ultimo sangue perché vorrebbero fare un secondo giro di giostra in tanti: Businarolo, Spessotto, Brugnerotto, Endrizzi, Fantinati, Girotto, D'Incà.
Una soluzione? Togliere l'obbligo di candidarsi nella circoscrizione di residenza ma vorrebbe dire rimangiarsi una delle tante regole auree del Movimento. Spiragli invece per le candidature multiple.
Stefania Piras
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