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Pd, Martina: «Ascolteremo Mattarella. Difficile governo con M5S»

Un governo dei 5 stelle con il Pd? «Vedo difficile un tragitto di questo tipo, perché non mi pare affatto che il Movimento abbia oggi quelle intenzioni. E poi conta il merito: ad modello non ho capito dove vuole portare l'Italia il M5s dentro la partita europea. Ci sono scelte di merito che ci differenziano». Lo ha detto il reggente del Pd Maurizio Martina a Circo Massimo, su Radio Capital. «Ho visto in questi giorni post elezioni - ha aggiunto - un ipertatticismo, figlio di tempi che non si vedevano da un bel po'. Noi rappresentiamo l'alternativa al centrodestra e anche a diverse proposte di merito dei Cinque stelle».

«Al presidente della Repubblica diremo quel che abbiamo detto quando con la direzione, dopo la sconfitta grave, pesante, abbiamo riconosciuto la necessità di lavorare dentro una responsabilità che è quella di minoranza parlamentare. Lavorare per confrontarci con gli altri su grandi temi che noi fanno la differenza per la prospettiva del Paese. Il tema vero è rilanciare il progetto del Pd nell'attività parlamentare e fuori dalle istituzioni, lavorando per la
riorganizzazione delle idee e del Pd sui territori», ha sottolinato ancora Martina.

«Abbiamo un impegno, sancito unitariamente. Naturalmente - ha aggiunto - ascolteremo Mattarella e capiremo se nelle settimanea venire ci saranno indicazioni. Non siamo insensibili al suo lavoro delicato. Le altre forze politiche ora devono esplicitare la prospettiva che intendono dare al Paese. Non posso ragionare sui se e sui ma. Dico che un partito come il nostro ascolta sempre il presidente della Repubblica, i suoi indirizzi e le sue indicazioni: continueremo a farlo».

«L'esito elettorale ci consegna una funzione che dobbiamo esercitare bene. Non penso che dobbiamo isolarci o metterci nel freezer, dobbiamo lavorare per ricostruire il nostro rapporto con il Paese e certamente dare battaglia in Parlamento. Se ci sarà la possibilità di costruire su alcuni punti fondamentali di proposta nostra intese o avanzamenti certo non dobbiamo sottrarci», ha aggiunto Martina. «Il Pd seguirà passo passo le consultazioni che inizieranno domani e svilupperà fino in fondo la linea stabilita dalla direzione. Ma, soprattutto, dovrà iniziare a uscire dalle proprie sedi e provare a ricostruire un rapporto con il Paese. Più riusciremo a rafforzare il rapporto con i cittadini - ha proseguito - più si rafforzerà la nostra funzione in Parlamento».

«Non c'è possibilità per il Pd di dialogare con la destra e Salvini, perché ci sono punti sostanziali di merito che fanno la differenza», ha continuato il segretario reggente del Pd. «Posso fare qualche modello: la questione dei dazi di queste settimane, che sono sempre stati sostenuti da Salvini, per noi sarebbero una prospettiva devastante. Non possiamo permetterci di fare da stampella a un governo che dà questa prospettiva. A giugno poi nel Consiglio europeo si discuterà la revisione del trattato di Dublino: noi lo vogliamo modificare, la Lega votò contro. Non vedo punti in comune nel confronto sui temi». 

«So che siamo in un momento difficile, ma io non credo che il Pd sia destinato all'estinzione. Credo in un lavoro che possa rilanciarci, perché credo nel fatto che il Pd abbia ancora una funzione fondamentale per il Paese. Spetterà a noi giocarci bene questa responsabilità. Io credo nella ripartenza», ha sostenuto ancora Martina. «Subito dopo questa fase, credo che noi dovremo concentrarci su un lavoro di almeno un anno che ci consenta di rimettere a fuoco i fondamentali del nostro progetto e ripartire», ha concluso Martina.