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Perché Lega e M5S vogliono rovesciare l’ordine politico europeo

I mismatch tra economia e politica si accentua ogni giorno che passa. Il governo ha finalmente presentato la Nota al documento di politica di bilancio. Per il ministro dell’Economia e delle Finanze essa prefigura una legge finanziaria che sarà «coraggiosa e responsabile, in quanto punta alla crescita e al benessere dei cittadini, assicurando… un profilo di riduzione del deficit che passerà dal 2,4% del 2019 al 2,1% del 2020 per chiudere all’1,8% del 2021».

Tuttavia, tra gli economisti (così come riportato anche da questo giornale), sono in molti ad avere dubbi sulle previsioni avanzate in quella Nota, anche perché il contesto economico internazionale non è favorevole e la Banca centrale europea sta tirando in barca i remi del quantitative easing. Ma i dubbi sulla sostenibilità della manovra finanziaria diventano ancora più forti quando si ascoltano i due vice-premier del governo, impegnati in una reciproca competizione elettorale per tirare la coperta delle spese verso l’uno oppure verso l’altro.

Per loro, quella Nota sembra essere un manifesto elettorale piuttosto che un documento di politica di bilancio. Come è possibile che i leader del governo di uno dei Paesi più industrializzati al mondo non si pongano il problema delle possibili conseguenze economiche negative della manovra finanziaria che stanno mettendo in campo? Cercherò di spiegare che ciò non è dovuto alla penuria di cultura economica da parte loro, bensì alla strategia politica che perseguono.