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Il timing è stato rispettato. Oggi la Commissione Affari costituzionali darà il via libera alla nuova legge elettorale. Il patto a 4 - Pd, Fi, Lega, Ap - ha tenuto. Da martedì la parola passa all’Aula dove il Rosatellum 2.0 dovrà attrevarsare le forche caudine del voto segreto. Per limitare il azzardo, i gruppi sottoscrittori del patto non presenteranno emendamenti. Ma è un rimedio momentaneo. Solo la tenuta interna alle singole forze politiche e in particolare al Pd, che è il gruppo principale, potrà scongiurare l’affossamento dell’ennesimo tentativo di riforma della legge elettorale. Gli oppositori al Rosatellum sono sul piede di guerra. I più accaniti sono i bersaniandalemiani di Mdp e il M5s, che ritengono di essere penalizzati perchè il sistema favorisce le coalizioni (il 36% dei seggi è attribuito con collegi uninominali maggioritari).

Il passaggio in commissione è comunque stato utile per limare il più possibile le distanze tra i sottocrittori del patto. I centristi di Alfano si sono dovuti arrendere alla soglia del 3% su base nazionale anche al Senato (chiedevano che l’asticella fosse verificata regione per regione) come previsto dal testo base. Sono stati però “compensati” dall’aumento da 3 a 5 delle pluricandidature già in passato loro cavallo di battaglia. Fi invece ha rinunciato all’emendamento che resuscitava le cosidette «liste civetta», quelle che non superano neppure l’1%, i cui voti avrebbe voluto fossero distribuiti alla coalizione.

Salgono i collegi uninominali al Senato (da 102 a 109) che sono così speculari a quelli della Camera. Ma sui collegi è partito l’attacco più duroi dei 5 stelle. Nel mirino la ripartizione territoriale, che è delegata al governo e in particolare al Viminale. Una scelta «politica», sostengono i grillini, mettendo in dubbio l’onestà del titolare degli interni, Marco Minniti (e della commissione di esperti guidata dal presidente dell’Istat), che potrebbe perimetrare i collegi per avvantaggiare la sua parte politica. Accuse respinte al mittente dal relatore, il dem Emanuele Fiano. In effetti proprio per rendere più trasparente la definizione dei collegi si è stabilito che il governo dovrà riprodurre quelli del Mattarellum qualora, secondo i dati Istat, la popolazione nel frattempo non sia cambiata. Altro tema “caldo” è la questione firme. Un emendamento del relatore, che verrà approvato oggi, estende l’esenzione alla raccolta delle firme anche per i gruppi parlamentari nati entro il 15 aprile(ad modello i bersaniani di Mdp). Per i nuovi partiti invece sono state dimezzate (da 1.500 a 750 per collegio) e per facilitarne la raccolta c’è l’accordo sull’emendamento del presidente Andrea Mazziotti che estende l’autenticazione agli avvocati cassazionisti. Sempre di Mazziotti è anche l’emendamento che prevede per i partiti sprovvisti di statuto come il M5s, di presentarsi alle elezioni indicando elementi minimi di trasparenza, come il legale rappresentante, il titolare del contrassegno, gli organi del partito. I pentastellati hanno votato contro nonostante lo scorso anno - ricorda Mazziotti - avvessero approvato la stessa norma contenuta nella legge sui partiti, ora ferma al Senato.

Oggi saranno votati gli ultimi 4 emnadementi tra cui quello che prevede l’indicazione del Capo partito, su cui i grillini annunciano battaglia con la cosiddetta norma«anti-Berlusconi (l’impossibilità a guidare la lista per chi è incandidabile). Ma l’intesa nella maggioranza anche su questo c’è già.