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M5S, riforma Irpef per il ceto medio - Il Sole 24 ORE

Dopo il voto siciliano e quel 34,7% conquistato da Giancarlo Cancelleri, il M5S affina la strategia economica muovendosi oltre il cavallo di battaglia del ricavo di cittadinanza, che fa presa soprattutto al Sud. È in dirittura d’arrivo una proposta di riforma dell’Irpef che punta alla revisione di scaglioni e aliquote per sgravare il ceto medio senza aumentare le tasse per i più abbienti. Una partita che vale qualche miliardo e che secondo i pentastellati sarebbe compensata da una revisione «chirurgica» delle tax expenditures.

L’idea del Movimento - nei focus group che lavorano sul dossier economico, sotto la supervisione del candidato premier Luigi Di Maio - è quella di fornire risposte ai lavoratori dipendenti, ma anche agli autonomi sotto Irpef, ammiccando alla platea rimasta da ultimo delusa dal rinvio dell’Iri (l’imposta sul ricavo imprenditoriale) nella legge di bilancio. Lo scopo è «abbattere il cuneo fiscale a favore del lavoratore». Ricetta rischiosa: l’annunciata revisione della giungla di agevolazioni e detrazioni è sempre fallita. Ma i Cinque Stelle ostentano sicurezza: «Abbiamo le mani libere rispetto a quella stratificazione di aiuti a microsettori che i vari Governi hanno messo in piedi da anni a questa parte».

La riforma fiscale non sarà l’unica leva con cui il M5S inseguirà l’elettorato, specie al Centro-Nord, dove spaventa la competizione con il centrodestra unito. Il pacchetto imprese, anticipato alla kermesse di Rimini dal consigliere lombardo Stefano Buffagni (astro nascente proiettato verso Roma), guarda al bacino Pmi: in cantiere la “company box” per semplificare i rapporti con le Pa e l’abolizione graduale dell’Irap. Non manca una scommessa sulle «opere diffuse», la risposta pentastellata alle grandi opere: interventi anti-dissesto, viabilità leggera, riqualificazione urbanistica, banda larga e ultralarga. Con un elenco di infrastrutture ritenute essenziali, come il raddoppio delle linee a binario unico al Sud. Le risorse? Ritorna il ricavo di cittadinanza, che già tanti dubbi solleva per le coperture da 17 miliardi. La tesi è che provocherebbe una notevole emersione di inattivi, modificando i parametri con cui si calcola il Pil potenziale e dunque l’output gap. Secondo le loro simulazioni, il ricalcolo «abbatterebbe il deficit strutturale liberando spazi finanziari intorno ai 15 miliardi».

L’aggiustamento del programma economico discende dal nuovo corso politico, con il centrodestra principale competitor e il centrosinistra in difficoltà. Risuona dal blog di Grillo l’ennesimo attacco alle «ammucchiate» e il «no a Mdp e alla Lega», bollati come stalker. Un freno alla virata a sinistra, maturata prima in Sicilia e poi con il possibile appoggio alla proposta di legge di Si e bersaniani sul ripristino dell’articolo 18. Ma ieri è arrivato il “no” grillino all’introduzione del reintegro anche per le aziende con meno di 15 dipendenti. Di Maio, che domani sarà in Tv da Fabio Fazio e lunedì volerà a Washington, si muove con cautela. Obiettivo: sfruttare al massimo la liquidità post-ideologica del M5S senza che si trasformi in un boomerang.