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M5S a Palazzo Chigi? Sarebbe il primo caso al mondo di partito digitale al…

Le elezioni del 4 marzo ci hanno restituito un paradosso: nel Paese tra i meno digitalizzati d’Europa (l’indice Desi della Commissione Ue, basato sugli indicatori di connettività, capitale umano, utilizzo di Internet, integrazione della tecnologia digitale e servizi pubblici digitali, ci colloca al terzultimo posto) il primo partito è il più digitale al mondo. L’unico ad avere a suo supporto Rousseau, una piattaforma di democrazia diretta appositamente sviluppata da un’azienda privata, la Casaleggio Associati, e donata a un’associazione di cui sono soci Davide Casaleggio e due fedelissimi: Pietro Dettori ed Enrica Sabatini. Nulla a che vedere, per struttura proprietaria e radicamento della forza collegata, con le piattaforme dei vari partiti pirata sorti in vari Paesi, come LiquidFeedback. Semmai il M5S riuscisse nell’intento di giungere a Palazzo Chigi, sarebbe un caso unico di partito digitale al governo. E si aprirebbero scenari inediti: che ruolo avrebbe Rousseau? Quali i rischi e quali i vantaggi?

«Finché la piattaforma resta uno strumento per far esprimere gli iscritti al Movimento non vedo problemi, anzi», afferma Fulvio Sarzana, avvocato romano esperto di nuove tecnologie e docente all’Università telematica Uninettuno (nonché sondato dai pentastellati per un’eventuale candidatura nei collegi uninominali, che ha rifiutato). «È un modello di democrazia digitale da diffondere e sposare, come prova il successo del M5S». Diversa è però l’attività di governo. «È chiaro che allora bisognerà dividere nettamente i due ambiti, pubblico e privato», sostiene Sarzana. L’avvocato fa l’modello del blind trust statunitense, il sistema che impone a un soggetto politico di affidare le sue imprese a persone diverse nel momento in cui assume incarichi di governo. «Il principio è lo stesso», dice: «Distinguere tra posizione pubblica e privata». Ma la piattaforma Rousseau è già giuridicamente distinta dal Movimento, essendo gestita da un’associazione che fa capo a Casaleggio, privo di incarichi nel M5S. «Sì, ma bisognerà stabilire cosa potrà fare dal punto di vista pubblico: chiarire quale potrà essere il ruolo pubblico dell’associazione privata».