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Decreto fiscale, dalla rottamazione-ter allo estratto dei debiti fino a mille euro

Nemici amici, fratelli coltelli: un topos della storia della politica. Dove una volta c'erano D'Alema e Veltroni, oggi ci sono Luigi Di Maio e Roberto Fico. Nella prima coppia era D'Alema che tacciava l'altro di leaderismo, accusandolo di aver impresso un'“impronta americana” ai Ds, viatico per il Pd renziano di oggi. Nella seconda coppia è stato Fico a indossare le vesti di custode dei valori originari del Movimento Cinque Stelle, mentre Di Maio prestava volto e parole alle giravolte necessarie per trasformare il M5S da forza anti-sistema a partito “governista”. Tanto più velocemente procedeva la metamorfosi, quanto più aspra si faceva la lotta interna tra gli ortodossi nostalgici del Movimento “orizzontale” e i pragmatici convinti sostenitori della cavalcata dimaiana.

Hanno vinto i pragmatici, grazie al supporto più di Davide Casaleggio che di Beppe Grillo. Perché le fratture nel gruppo parlamentare riflettevano la divisione dei compiti tra i vertici: Casaleggio jr nel ruolo sempre più smaliziato di stratega nascosto, pronto a sdoganare tutti i tabù, uno dopo l'altro; Grillo in quello di frontman capace di rivitalizzare la base e la piazza rispolverando i vecchi cavalli di battaglia seppelliti da dosi sempre più massicce di realpolitik. È al comico genovese che hanno fatto riferimento gli ortodossi nei momenti più critici. È stato Grillo a fare da paciere calando a Roma quando c'era da riportare l'ordine.