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M5S: «Misteriosi i finanziatori di Toti». La risposta: «Idiozie, c’è la privacy»

Genova - Botta e risposta tra Toti e il Movimento 5 Stelle. Che viene rintuzzato, per ora, con la privacy. Già, perché se alla privacy s’era appellato Davide Casaleggio a chi chiedeva lumi sulle Parlamentarie, altrettanto ha fatto il presidente della Regione Liguria. Che ha respinto al mittente - causa privacy, appunto - l’accusa di Alice Salvatore. L’esponente M5S aveva dichiarato: «Toti batte cassa alla sua misteriosa fondazione, ma rifiuta di rivelare chi finanzia la campagna elettorale del centrodestra». Definendo «la Fondazione Change, il suo (di Toti, ndr) bancomat personale». Ricordando: «Change aveva raccolto 112 mila euro per laa Genova, i finanziatori sono a tutt’oggi un mistero, nonostante la battaglia per la trasparenza del MoVimento 5 Stelle in Comune e in Regione».

A stretto giro la risposta del Comitato Change: «Se non conoscete le leggi sulla Privacy, almeno leggete le interviste di Casaleggio». Che s’era rifiutato dai fornire lumi sulle Parlamentarie. E un’ulteriore staffilata di Toti: «Invece di occuparsi del Comitato Change i grillini farebbero bene a preoccuparsi delle idiozie che dicono i loro candidati alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, che propongono di interrompere opere in cui abbiamo investito miliardi di euro e che tutti riconoscono strategiche per lo sviluppo non solo della Liguria ma di tutto il Paese, come il Terzo Valico e la Gronda». Insomma badilate a destra e a manca. In una campagna elettorale, che definire agguerrita è ancora poco.

Ecco allora i grillini che proseguono: «Nei prossimi giorni Toti si prepara a una nuova cena per raccogliere fondi in vista delle politiche, ma i cittadini non hanno diritto di sapere chi finanzierà i suoi candidati secondo Toti, tra cui il pluri-indagato Rixi, che difende il condannato Bossi per truffa ai danni dello Stato. Specifichiamo al Presidente Toti che non è affatto necessario utilizzare lo strumento delle fondazioni per raccogliere fondi per una campagna elettorale, ma ci sono altri strumenti che per legge prevedono invece la trasparenza sulla rendicontazione dei finanziamenti. Sarà quindi opportuno che Toti, seguendo le istruzioni di Cantone, Presidente dell’anticorruzione, pubblichi senza tante scuse subito i nomi e non si rifugi dietro a questi mezzucci di distrazione di massa. Altrimenti viene da pensare che abbia volutamente scelto lo strumento della fondazione proprio per mantenere furbescamente un oscuro silenzio».

Concludendo con una randellata: «Non sarà che, una volta comunicati i nominativi, i cittadini scoprirebbero che dietro la campagna elettorale del centrodestra ci sono imprenditori sospetti o ad modello i vertici di banche sotto l’occhio del ciclone, come Carige: questo spiegherebbe perché Toti e i suoi continuino ad insistere nell’investire con soldi pubblici nella fallimentare operazione Erzelli. Non ci saranno per caso anche nomi riconducibili alle lobby dell’azzardo: sarebbe chiaro, allora, perché Toti continua a tutelare i concessionari delle slot machine, in barba al buon senso, alla salute e persino alla stessa legge regionale vigente. Basta sapere chi paga per capire la volontà politica dei vecchi partiti di qui ai prossimi cinque anni. Rifiutarsi di divulgare i finanziatori significa ingannare gli elettori e tutti i cittadini in materia di trasparenza, tanto sbandierata a parole ma non nei fatti».

Escluso definitivamente il fioretto dall’agone politico - anche a livello nazionale - Toti replica con un’altra sciabolata: «Non chiediamo ai grillini di studiare le leggi dello Stato, che capiamo essere un compito sovradimensionato rispetto alle loro facoltà, ma quantomeno li invitiamo a leggere le interviste del loro leader politico, Davide Casaleggio, che ha spiegato di non aver rivelato i dati relativi alle parlamentarie, da cui sono affluiti i nomi dei candidati per le prossime politiche (ben più importanti dei partecipanti alla cena del Comitato Change) per rispetto delle leggi sulla privacy vigenti nel nostro Paese. Quindi per la esatta identica legge che impedisce a Casaleggio di rendere noti i dati delle parlamentarie, ci troviamo nella condizione di non poter rivelare i nomi dei contribuenti di Change senza il loro consenso». Insomma, privacy boomerang.

Rilanciato dal presidente della Regione Liguria: «Questo non a garanzia della privacy del Comitato, di Toti o degli eventuali assegnatari di contributi (tutti regolarmente registrati presso i competenti organi giurisdizionali e amministrativi), ma per tutela e garanzia, voluta dalle leggi italiane, di chi quei contributi li vuole dare». Spiegando che «per la raccolta di fondi, i singoli elargitori sono tutelati dalle norme relative alla privacy e occorre il loro manifesto consenso alla pubblicazione del nome».

Concludendo: «Se evitassero di fare strame del buon senso, delle leggi e delle parole del loro stesso leader sarebbe facile avere un confronto più civile e costruttivo per tutti». Pasqua è lontana e il ramoscello d’ulivo della pace, pure.


«La Salvatore è un’offesa al buon senso e alla buona fede di tanti elettori dei cinque stelle che credono nel cambiamento. In quasi tre anni da consigliere regionale ha saputo solo combattere battaglie contro il lavoro e lo sviluppo di Genova e della Liguria, tentando di chiudere le riparazioni navali, cercando di bloccare il ribaltamento a mare di Fincantieri, i cantieri aperti di infrastrutture attese da mezzo secolo come gronda e terzo varco». Lo ha affermato Edoardo Rixi, assessore regionale e candidato della Lega alle politiche replicando alla consigliera regionale pentastellata. «Oggi, evidentemente a corto di argomenti, mi dà del plurindagato: se ha accuse precise, le faccia, altrimenti la finisca di gettare fango e inizi a lavorare seriamente, come eletta nelle istituzioni. I cittadini che l’hanno votata si meritano molto di più. Evidentemente la poltrona su cui siede la Salvatore, le ha fatto perdere di vista le promesse fatte ai suoi elettori, appiattendosi sulle posizioni del Pd come sull’immigrazione, tema su cui ha sbandamenti degni della Boldrini».