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I plagi nel programma del M5S

Nei documenti pubblicati online ci sono molti passaggi e intere pagine copiate da Wikipedia, da articoli di giornale e anche da testi del PD

Un’analisi del programma elettorale del Movimento 5 Stelle mostra che molte sue parti – in alcuni casi intere pagine – sono state copiate da altri documenti di tutt’altra natura, senza alcuna indicazione della loro provenienza. Tra le fonti ricopiate ci sono studi scientifici, articoli di giornale, pagine di Wikipedia, oltre a numerosi dossier e documenti prodotti dal Parlamento, in alcuni casi scritti da esponenti di partiti avversari del Movimento 5 Stelle: per modello nella parte del programma sullo “Sviluppo economico” c’è un lungo paragrafo copiato da un’interrogazione parlamentare di un senatore del Partito Democratico.

Il sito del Movimento 5 Stelle sostiene che il programma elettorale sia stato scritto ed elaborato dagli attivisti tramite la cosiddetta piattaforma “Rousseau”, cioè il sito controllato da Davide Casaleggio su cui si svolgono le votazioni interne al partito. «È la prima volta che una forza politica si presenta alle elezioni nazionali con soluzioni che sta scegliendo insieme ai cittadini», è scritto con solennità: «In Italia sta nascendo il primo e unico programma politico, basato sulla partecipazione e sulla democrazia diretta online grazie al Sistema Operativo Rousseau». L’impressione è però che una parte significativa del programma sia stata prodotta attingendo altrove a elaborazioni che non c’entrano niente con questo tragitto.

In tutto, ben 11 dei 20 capitoli tematici risultano contenere plagi. In quello sullo “Sviluppo economico” almeno dieci paragrafi sono stati copiati senza che venisse specificata la provenienza del testo originale: ci sono brani di un’interrogazione parlamentare fatta nel 2012 dal senatore PD Giorgio Roilo, di uno studio IEFE Bocconi e di un articolo del 2010 scritto dall’economista Jean-Paul Fitoussi, le cui parole sono riprodotte come se fossero idee del M5S. C’è anche un’intera intervista di Carlo Sibilia all’attivista svedese Helena Norberg-Hodge, senza che però i nomi di Sibilia e Norberg-Hodge vengano segnalati da nessuna parte.

Il plagio più esteso tra quelli individuati dal Post si trova nel capitolo “Ambiente”, dove due intere pagine sono copiate da un dossier di Legambiente. Sempre nel capitolo “Ambiente”, quasi 300 parole sono state copiate senza citazione da un articolo di Repubblica, eliminando i virgolettati e facendo così apparire le parole degli esperti intervistati dal giornale come idee e proposte del Movimento 5 Stelle. In alcuni casi a essere copiati sono documenti e interviste prodotti da persone vicine al M5S, ma sempre senza virgolette né indicazioni in questo senso.

Quando manca meno di un mese alle elezioni alcuni capitoli del programma, come quello “Immigrazione” e quello “Giustizia”, sono ancora indicati come “parziali”, anche se sono stati ormai votati dagli iscritti, pubblicati online e usati per produrre “un sunto”, un documento in 20 punti presentato ufficialmente e che Luigi Di Maio – il capo politico del M5S – descrive da giorni come il programma del partito. Il deputato Manlio Di Stefano, responsabile del capitolo Esteri del programma (uno dei nove all’intimo dei quali non risultano plagi), ha detto al Post che nei prossimi giorni saranno caricate sul sito delle “versioni definitive”. Altri capitoli, invece, come quello sullo “Sviluppo economico” ricchissimo di parti copiate altrove, non presentano indicazioni di “parzialità” e sono già stati presentati pubblicamente nel corso di eventi ufficiali.

Non è facile risalire a chi abbia commesso i plagi. Di Stefano ha spiegato al Post che non c’è un vero e proprio autore per ogni capitolo, ma soltanto dei responsabili che si sono occupati di mettere insieme i testi usciti dalle votazioni sul sistema operativo Rousseau, quelli prodotti da esperti e quelli prodotti dagli stessi parlamentari e dai loro staff. Il Post ha provato a interpellare diversi parlamentari responsabili dei capitoli del programma e altri dirigenti del Movimento 5 Stelle, ma per il momento nessun altro ha voluto commentare.
Non è la prima volta che i programmi del Movimento 5 Stelle vengono in parte copiati da altri documenti. Le “Linee programmatiche” per il Comune di Roma, presentate dalla sindaca Virginia Raggi poche settimane dopo l’elezione, risultarono in parte sottratte ad altri documenti, tra cui una relazione dei Verdi (un partito allora alleato del PD).

La maggioranza dei plagi sembra derivare da pigrizia o mancanza di competenze tecniche o burocratiche: diverse definizioni sono copiate da manuali di diritto o direttamente da Wikipedia. Anche quando i plagi sono a danno di avversari politici – come nel caso del senatore Roilo del PD o in quello della ricercatrice Anna Zilli, candidata in una lista alleata del PD alle ultime regionali in Friuli – a essere copiate sono di solito descrizioni manualistiche o analisi di contesto. Sembra inoltre che il Movimento 5 Stelle abbia sopperito alla sua mancanza di competenze “saccheggiando” i testi prodotti dal Parlamento, in alcuni casi anche dai gruppi avversari. Ci sono ricopiature provenienti da documenti parlamentari, risoluzioni, dossier e altre relazioni nei capitoli del programma intitolati “Agricoltura”, “Ambiente”, “Immigrazione”, “Telecomunicazioni”, “Giustizia”, “Sicurezza”, “Beni culturali”, “Trasporti”, “Turismo” e “Sviluppo Economico”.

Il Post ha verificato anche i programmi degli altri partiti e non ha identificato plagi rilevanti. Sia nel caso del Movimento 5 Stelle che degli altri partiti il Post non ha considerato plagiate le parti dei programmi tratte da documenti prodotti in precedenza dagli stessi partiti. Questo tipo di “auto plagi” è presente in diverse misure in quasi tutti i programmi.