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Il caso dei rimborsi falsi del M5S si allarga

Finora il Movimento ha confermato irregolarità nei pagamenti per cinque parlamentari: secondo i calcoli dei giornali potrebbero mancare in tutto fino a 1,4 milioni di euro

Dal conto dove i parlamentari del Movimento 5 Stelle versano una parte del loro stipendio mancano fino a 1,4 milioni di euro rispetto a quanto dichiarato ufficialmente, scrivono tutti i principali quotidiani. Parte del denaro mancante è rimasto ad alcuni parlamentari del Movimento che, dopo aver effettuato il bonifico in modo da ottenere una ricevuta da mostrare sul sito del Movimento, lo cancellavano nelle 24 ore successive, tornando così in possesso del loro denaro: erano rimborsi finti, quindi. Non è chiaro quanta parte del buco sia dovuta a bonifici cancellati e quanta invece a una serie di “errori di contabilizzazione” ammessi dal Movimento stesso.

Per il regolamento intimo, i parlamentari e gli altri eletti del Movimento 5 Stelle versano metà della parte fissa del loro stipendio e tutti i rimborsi spese che non hanno sfruttato in un conto corrente gestito dal ministero dell’Economia che va poi ad alimentare un fondo usato per il microcredito alle imprese. Secondo il sito tirendiconto.it i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno versato circa 23,5 milioni di euro, ma in realtà la cifra sarebbe molto più bassa. All’agenzia Adnkronos risulta che sul fondo del ministero dell’Economia ci siano 23 milioni di euro, cioè mezzo milione in meno di quanto dichiarato dal Movimento.

Inoltre ieri si è scoperto che questi 23 milioni non sono tutti frutto dei versamenti dei parlamentari, come sostenuto sul sito del Movimento. Sul fondo sono stati versati anche i rimborsi di alcuni consiglieri regionali del Movimento e di alcuni espulsi che hanno comunque continuato a versare la loro parte. In altre parole, sul conto del ministero ci sarebbero circa 900 mila euro che non provengono dai versamenti dei parlamentari. Sommando questa cifra al mezzo milione che manca dal fondo si arriva a un ammanco totale di 1,4 milioni di euro.

Il Movimento 5 Stelle ha ammesso che le dimensioni del buco sono superiori alle cifre circolate nei giorni scorsi, quando si parlava di un ammanco di circa 100 mila euro, ma non ha voluto dare cifre esatte perché i controlli sarebbero ancora in corso. Parte del denaro mancante, sostengono, potrebbe essere stato causato non da bonifici annullati dai parlamentari ma da una serie di errori di trascrizione quando venne fatto il passaggio dal primo sistema di rendiconto, che usava fogli excel aggiornati a mano, al sito tirendiconto.it.

Lunedì sera Buccarella aveva ammesso di aver revocato più di 12 mila euro di rimborsi lo scorso 31 gennaio; aveva annunciato di essersi “autosospeso” dal Movimento – non è chiaro cosa voglia dire – e di non avere l’intenzione di rispondere alle domande della stampa né dare chiarimenti sui pagamenti: «Non ho alcuna intenzione di prestarmi al gioco al massacro e non sto volutamente rispondendo alle tante chiamate di giornalisti, NON richiederò ed esibirò alcun estratto conto e per ogni atteggiamento scorretto che posso aver commesso risponderò solo al Movimento 5 Stelle».

Lezzi – che al Post risulta essere una dei principali autori del programma Sviluppo economico del Movimento, quello più ricco di plagi – ha respinto le accuse e ha detto di aver fatto richiesta alla sua banca di tutti i bonifici effettuati al fondo, un’operazione che però dovrebbe essere possibile tramite una semplice verifica online sul sito della sua banca. Altre stranezze riguardano il senatore siciliano Michele Giarrusso, che nel 2014 ha eseguito un bonifico che però viene accreditato sul conto del ministero soltanto un anno dopo. In un’intervista alla Stampa, Giarrusso accusa l’impiegato della banca che, secondo lui, avrebbe fatto confusione con le date.