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Salvini vuole vedere se il M5S bluffa

Si è rimangiato quello che aveva detto e ha accettato l’offerta di Di Maio, cioè tagliare il numero dei parlamentari e poi votare: la riforma sarà votata alla Camera giovedì prossimo

Martedì sera la conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso che giovedì 22 agosto ci sarà l’ultima lettura della riforma costituzionale che dovrebbe tagliare il numero di parlamentari – i deputati da 630 a 400, e i senatori da 315 a 200 – e che è stata finora sostenuta dalla vecchia maggioranza formata da Lega e Movimento 5 Stelle. Il voto di giovedì prossimo è l’ultimo che manca per approvare la legge (che essendo costituzionale prevede però un lungo iter prima di essere promulgata). È l’ultimo sviluppo di una giornata lunga e complicata della politica italiana, nel mezzo della crisi provocata dal ritiro del sostegno al governo annunciato dalla Lega cinque giorni fa.

La soluzione della conferenza dei capigruppo è seguita all’annuncio a sorpresa del segretario della Lega Matteo Salvini di voler votare la riforma: Salvini ha contraddetto quello che diceva solo ieri, dicendo di ammettere la richiesta del M5S, che da giorni chiedeva che si votasse la riforma e solo in seguito si organizzassero le elezioni, che la Lega vorrebbe il prima possibile. Con la sua mossa di Salvini ha provato a tirarsi fuori da un angolo, secondo la gran parte degli osservatori: dopo l’annuncio della sua soluzione di ritirare il sostegno della Lega al governo Conte, infatti, stava maturando la possibilità di un’alleanza tra M5S e Partito Democratico, che avrebbe di fatto evitato le elezioni anticipate. Ora il boccino è tornato di fatto nelle mani di M5S e PD: il primo ha già detto di voler approvare la riforma, mentre non è ancora chiaro quale sarà la strategia del secondo (che però finora aveva votato contro la riforma).

In tutto questo, il voto più atteso della giornata era quello del Senato, che ha deciso che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, riferirà in aula il prossimo 20 agosto sulla crisi politica. Il calendario è stato approvato con i voti del M5S e del PD, mentre la richiesta di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia – votare il prima possibile la mozione di sfiducia contro Conte – è stata bocciata. Al Senato si è formata quindi per l’occasione una nuova maggioranza, quella tra PD e M5S, diversa da quella che sosteneva il governo ancora in carica e diversa da quella che ci si aspetta sosterrà la riforma sul numero dei parlamentari: la condizione è complicata, sì.

Il senatore Stefano Patuanelli, che è intervenuto a nome del Movimento 5 Stelle, ha provato a rispondere al rilancio di Salvini dicendo che per votare la riforma costituzionale serve prima che la Lega ritiri la mozione di sfiducia contro Conte. Parlando fuori dall’aula con i giornalisti, Salvini ha detto che non se ne parla. La riforma costituzionale, comunque, non sarebbe promulgata immediatamente: dovrebbero passare tre mesi e probabilmente bisognerebbe organizzare un referendum confermativo. Salvini ha detto però che la riforma entrerebbe in vigore nella legislatura successiva, quindi si potrebbe votare subito con le norme attuali – quindi con le attuali dimensioni del Parlamento – senza intralciare l’iter di promulgazione della riforma costituzionale. Ovviamente, però, su questo bisognerebbe fare i conti sul presidente della Repubblica.

Nel pomeriggio Matteo Renzi, a lungo il dirigente del PD più ostile alla possibilità di un governo PD-M5S, alle 16.30 aveva indetto una conferenza stampa per spiegare perché sia necessario, dal suo punto di vista, un governo sostenuto da PD e M5S che possa evitare l’aumento automatico dell’IVA che scatterebbe probabilmente in caso di elezioni anticipate, visto che sarebbe molto difficile in quel caso approvare la legge di bilancio entro il 31 dicembre. Nel corso del suo intervento Salvini si è più volte rivolto ai parlamentari del M5S invitandoli a non allearsi con il PD.

Anche Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, al termine dei lavori del Senato aveva rilanciato rispetto alla proposta di Salvini, scrivendo su Facebook che «Settimana prossima tagliamo 345 parlamentari» ma aggiungendo: «Abbiamo fatto 30, facciamo 31! Tagliamo 345 parlamentari e contestualmente dimezziamo anche gli stipendi di deputati e senatori. Facciamolo subito. In ufficio di presidenza della Camera abbiamo ancora la maggioranza, non serve neanche chiamare le Camere». Poi ha concluso: «Per quanto riguarda il voto, il MoVimento 5 Stelle è nato pronto, ma è il Presidente della Repubblica il solo ad indicare la strada per le elezioni».

In caso di crisi di governo, infatti, sarebbe il presidente della Repubblica a decidere come procedere: e la percezione è che i tempi di scrittura e approvazione della legge di bilancio pesino sul suo giudizio molto più di tutto il resto.

In un secondo post su Facebook, Di Maio ha poi aggiunto un commento sul fatto che quella di Salvini è «la mossa della disperazione» e che «si sono infilati in un vicolo cieco», perché «quando viene sfiduciato un governo, si paralizza anche l’attività parlamentare e si cancellano i calendari. Dunque, se la Lega sfiducia Conte il 20 agosto lo fa solo per non tagliare i parlamentari due giorni dopo. E avrà preso in giro ancora una volta gli italiani.»

Prossime tappe, quindi: il 20 agosto, invece, Giuseppe Conte riferirà al Senato sulla crisi politica in corso, il giorno successivo riferirà alla Camera, e quello dopo ancora si voterà la riforma dei parlamentari. Nel frattempo, però, potrebbero succedere molte altre cose: la condizione politica di fatto in questo momento è incertissima.

20.45 – La conferenza dei capigruppo della Camera ha deciso che giovedì 22 agosto ci sarà l’ultima lettura della riforma costituzionale che dovrebbe tagliare il numero di parlamentari. Il giorno prima, Conte riferirà alla Camera sulla crisi politica.

19.30 – In cima al pezzo trovate una sintesi dei fatti principali della giornata, in attesa di altri sviluppi.

19.24 – Non è ancora finita: stasera alle 20 si riunisce la conferenza dei capigruppo alla Camera, che dovrà decidere se e quando calendarizzare il voto finale sulla riforma. Bisognerà capire cosa intende fare il Movimento 5 Stelle, ora che Salvini si è detto disposto a votarla.

19.20 –  Di Maio ha risposto su Facebook alla proposta di Salvini, rilanciando: «Abbiamo fatto 30, facciamo 31! Tagliamo 345 parlamentari e contestualmente dimezziamo anche gli stipendi di deputati e senatori. Facciamolo subito. In ufficio di presidenza della Camera abbiamo ancora la maggioranza, non serve neanche chiamare le Camere. Bastano un paio d’ore e buona volontà». Per quanto riguarda l’eventuale voto in autunno, Di Maio scrive: «il MoVimento 5 Stelle è nato pronto, ma è il Presidente della Repubblica il solo ad indicare la strada per le elezioni. Gli si porti rispetto».

19.16 – Salvini ha anche chiarito come funzionerebbe la sua proposta per la riforma dei parlamentari. Il dubbio era che i tempi necessari per l’approvazione di una riforma costituzionale rendessero impossibile votare in autunno, ma Salvini ha detto che approvandola subito si potrebbero poi sciogliere tranquillamente le camere e andare a votare. Il taglio dei parlamentari entrerebbe in vigore alla successiva elezione politica: sempre che venga approvato definitivamente dal referendum, quasi certo nel caso la riforma venisse approvata dal Parlamento. La legislatura uscita dalle eventuali elezioni a ottobre, in sostanza, continuerebbe ad avere lo stesso numero di parlamentari, in questo scenario per l’ultima volta nella storia.

19.12 – Fuori dall’aula, Salvini ha risposto ai giornalisti che gli hanno riportato la proposta di Patuanelli di ritirare la mozione di sfiducia: «non siamo al mercato, c’era un governo fermo», perciò bisogna votare il prima possibile.

19.08 – Il Senato ha confermato la soluzione presa a maggioranza dalla conferenza dei capigruppo: Conte è convocato in Senato martedì 20 agosto alle 15.

19.07 – Sono iniziate le votazioni: le proposte di Forza Italia e della Lega per votare domani la mozione di sfiducia contro Conte sono state respinte.

19.05 – Patuanelli sostiene che votare il taglio dei parlamentari «è possibile esclusivamente se domani non viene votata la sfiducia al governo, altrimenti non è possibile». In realtà non è così lineare: il governo potrebbe cadere, e la riforma potrebbe comunque concludere il suo tragitto parlamentare, dato che manca un solo passaggio.

19.04 – Parla il capogruppo del Movimento 5 Stelle Stefano Patuanelli, che annuncia di voler dare «un’unica risposta» (forse perché il M5S deve ancora discutere se ammettere o respingere l’offerta di Salvini). «Non ci intimorisce andare al voto in qualsiasi momento, il M5S non ha mai paura di chiedere il parere degli elettori».

18.59 – La reazione di Matteo Renzi al discorso di Salvini.

18.56 – Le opposizioni al Senato stanno protestando rumorosamente contro la presidente Casellati, che ha permesso a Salvini di fare un intervento assai più lungo degli altri. La senatrice Loredana De Petri, di Liberi e Uguali che al Senato rientra nel gruppo misto, ha poi rinnovato le lamentele per la convocazione dell’aula per oggi, nonostante il voto alla conferenza dei capigruppo. Casellati si è difesa sostenendo di averlo fatto proprio per «rispetto delle istituzioni».>

18.50 – Alcuni hanno notato che il discorso di Salvini è stato piuttosto lacunoso: fra le altre cose, per modello, non ha spiegato perché il governo dovrebbe cadere.

18.48 – Sembra che il M5S abbia applaudito la proposta di Salvini di approvare il prima possibile la riforma sul taglio dei parlamentari. Fra poco dovrebbe parlare il loro capogruppo, Stefano Patuanelli.

18.44 – Cosa succederebbe se davvero la riforma costituzionale che taglia i parlamentari dovesse essere approvata? Salvini e Di Maio dicono che dopo si potrebbe votare “subito”, ma non è proprio sicuro sicuro che sia così. Se la riforma dovesse essere approvata, infatti, sarebbe promulgata dopo tre mesi, durante i quali sarebbe possibile chiedere un referendum popolare. Possono chiedere un referendum un quinto dei membri di una camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali.

Potremmo andare a votare per le elezioni politiche prima di quei tre mesi di attesa, eleggendo un ultimo “grosso” Parlamento prima che la riforma “dimagrante” entri in vigore? Potremmo aspettare i tre mesi e poi, se neppure uno dovesse chiedere un referendum, votare per le elezioni politiche? Potremmo aspettare quei tre mesi e poi organizzare il referendum, con tutti i suoi tempi, e soltanto dopo andare a votare per le elezioni politiche?

La risposta a queste domande è: boh. Ci sarebbero probabilmente grossi dibattiti tra costituzionalisti. Dipenderebbe in ultima istanza dalla volontà delle principali forze parlamentari e da quella del presidente della Repubblica. Detto questo, bisogna sempre tenere a mente una cosa: non sono i partiti a decidere cosa succede in caso di crisi di governo, ma il presidente della Repubblica. E c’è qualche cosa di molto importante che condizionerà i tempi di questa crisi di governo: la scrittura e l’approvazione della nuova legge di bilancio. Sarà quella soluzione a condizionare le altre nel giudizio del presidente della Repubblica, con ogni probabilità, e non il contrario.

18.42 – Andrea Marcucci del Partito Democratico sta accusando Salvini di «calpestare le istituzioni», spiegando che la conferenza dei capigruppo del Senato ieri ha votato per ascoltare le comunicazioni di Conte, «ritenendolo giusto». «Qualche volta ho paura di lei: ho paura dei suoi toni, ho paura delle cose che dice», «e quindi difendo le istituzioni, il Parlamento e le regole».

18.41 – Una cosa notevole: solo 24 ore fa, Salvini aveva definito la proposta del M5S un «SALVA-RENZI», evidentemente perché lo riteneva un punto di partenza per la possibile alleanza M5S-PD. Poco fa si è detto disposto a votarlo insieme al M5S.

18.40 – La cosa più importante che ha detto Salvini
In mezzo alle molte accuse a Renzi e al PD, nel suo intervento Salvini ha di fatto provato ad annullare la strategia tenuta fin qui da Di Maio e dal M5S. Annunciando che la Lega è pronta a votare subito la riforma del numero dei parlamentari – che dovrebbe ridurre i deputati da 630 a 400 e i senatori da 315 a 200 – vuole evidentemente provare a vedere se quello del M5S è un bluff. Di Maio, visto che Salvini diceva nei giorni scorsi di non voler votare la riforma, l’aveva messa al centro della propria retorica, sostenendo che fosse fondamentale votarla subito per non farla saltare, e di andare solo successivamente al voto.

Si era addirittura parlato della possibilità che il M5S la approvasse con il PD, in quello che avrebbe potuto essere un punto di partenza per una nuova maggioranza. Ora però Salvini ha detto che i voti ci sono, quelli della vecchia maggioranza: la conferenza dei capigruppo della Camera convocata per stasera potrebbe mettere il voto in calendario nei prossimi giorni. Bisogna vedere cosa decide di fare il M5S.

18.33 – «Smettetela!», dice la presidente del Senato Casellati al gruppo del PD che si lamenta sonoramente che a Salvini è stato concesso ulteriore tempo per parlare.

18.31 – Salvini conclude il suo intervento: «Tagliamo per la prima volta nella storia, insieme, 345 parlamentari e poi si vota il giorno dopo. Se voi siete pronti, noi siamo pronti», dice rivolto al M5S.

18.29 – «Mi accusano di essere fascista: non ho mai conosciuto un fascista che vuole andare alle elezioni subito» dice Salvini.

18.27 – Salvini ora sta citando un po’ di rappresentanti degli industriali e degli imprenditori che chiedono di tornare a votare subito.

18.25 – Questa è una notizia: Salvini ha proposto al M5S di votare davvero sulla riforma del numero dei parlamentari, come il partito di Di Maio chiede da giorni. Sembra un modo per stanare il M5S.

18.24 – Salvini annuncia che è disposto a votare il taglio dei parlamentari proposto dal Movimento 5 Stelle in cambio di indire le elezioni subito dopo.«Ho sentito l’amico e collega Luigi Di Maio ribadire più di una volta ribadire di votare il taglio dei parlamentari e poi andare subito al voto. Rilancio: i capigruppo della Lega votano per anticipare il voto sulla riforma, e poi si va subito al voto. Affare fatto».

18.23 – Salvini attacca Renzi, accusandolo di essere attaccato «col Vinavil» alla poltrona. «Fossi in lui mi agiterei allo stesso modo, perché dopo i disastri che ha fatto gli elettori lo manderanno a casa subito».

18.22 – «A parte il fatto che invidio certe abbronzature» prosegue Salvini, provocando ulteriori proteste nel PD (va detto che anche lui sembra piuttosto abbronzato, dopo giorni di comizi in spiaggia).

18.20 – Ecco Salvini: «Il paese reale non capisce perché non si possano disturbare i poveri parlamentari a Ferragosto» esordisce, provocando un gran trambusto tra i deputati del PD che sembrano rinfacciargli il fatto che lui le ferie le ha già fatte nelle scorse settimane.

18.18 – I ministri della Lega non sono presenti nei banchi del governo.

18.15 – Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia, dice che «dovremmo parlare di calendari e non di calende», e che «noi vogliamo votare il più velocemente possibile la mozione di sfiducia» contro Conte. «Noi siamo vera opposizione», aggiunge Bernini, che accusa M5S e PD di «volere impedire agli italiani di votare».

18.11 – Parla Ignazio La Russa di Fratelli d’Italia: «Credo che non si possa fare a meno di modificare il contenuto della mozione, che al momento prevede solo le comunicazioni del presidente Conte, senza traccia della mozione di sfiducia». Sembra dire: visto che vincerà la richiesta di chiamare Conte martedì prossimo, aggiungiamo nella stessa seduta il voto sulla mozione di sfiducia.

18.08 – Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega in Senato, conferma che il suo partito propone di tenere il voto sulla mozione di sfiducia a Conte mercoledì 14 agosto «vista la crisi politica in atto».

18.06 – È iniziata la seduta del Senato.

18.05 – Salvini è arrivato nell’aula del Senato: grandi stette di mano con gli altri leghisti, una pacca sulla spalla e qualche battuta con Renzi.

18.01 – Parlando coi giornalisti in un corridoio del Senato, Matteo Salvini ha detto che la Lega non ritirerà la proposta di votare il più presto possibile la mozione di sfiducia contro Conte, né ritirerà i ministri del suo partito dal governo (una soluzione che avrebbe messo molta pressione a Conte).

17.58 – Nel frattempo, fuori dal Parlamento, ci si attrezza nel caso di nuove elezioni: il sindaco di napoli Luigi De Magistris ha fatto sapere nel caso dello scioglimento delle camere si candiderà a «guidare il paese», e ha detto di essere al lavoro per «costruire quella rete di convergenze collettive e individuali per battere soprattutto il salvinismo imperante». De Magistris è sindaco di Napoli dal 2011 e nel 2017 ha fondato il partito Democrazia Autonomia, di cui è presidente.

17.52 – Fra pochi minuti al Senato inizierà la seduta in cui si deciderà la calendarizzazione dei prossimi passaggi della crisi politica: qui potete seguire la diretta video.

17.35 – Ora Renzi sta parlando con Mentana, e ha appena ripetuto una battuta con cui aveva aperto il suo discorso e che evidentemente gli piace molto: in caso di elezioni «non sappiamo se il PD può giungere al 25 per cento, è l’IVA che raggiunge il 25 per cento».

17.26 – Salvini ha già risposto alla conferenza stampa di Renzi con un tweet che definisce “patto della poltrona” l’eventuale accordo fra PD e M5S: «io invece chiedo una cosa semplice semplice: parola agli italiani», ha aggiunto.

17.24 – Intanto, per gli appassionati del genere, è iniziata su La7 la diretta di Enrico Mentana, rientrato dalle ferie.

17.20 – La posizione del PD sul taglio dei parlamentari proposto dal M5S è più rilevante di quanto sembri, soprattutto perché il Movimento 5 Stelle ne sta parlando da giorni e quasi sicuramente tenterà di inserirlo in un eventuale accordo di governo col PD; che però finora in Parlamento l’ha sempre respinta e descritta come un pericolo per la democrazia.

17.06 – Riguardo al taglio dei parlamentari proposto dal Movimento 5 Stelle, Renzi dice di essere personalmente contrario, ma anche disposto ad «andare a vedere le carte» se in Parlamento si troverà una maggioranza per farla passare.

17.00 – Il punto di Renzi, che ora sta rispondendo alle domande dei giornalisti, è chiaro: siamo in una condizione di emergenza, mi costa molto dal punto di vista personale ma propongo che il PD trovi un accordo di qualche tipo col Movimento 5 Stelle per «mettere in sicurezza i conti».

16.52 – «Io non darò alibi a neppure uno per far saltare un accordo che il tabellone di palazzo Madama stasera dimostrerà di essere possibile. Chi vuole dire di no a quest’accordo lo faccia, poi non faccia campagna elettorale per dire che c’è il azzardo Salvini. Perché la possibilità per aprire una pagina nuova è oggi, qui e adesso», continua Renzi.

16.51 – «Il governo del cambiamento ha fallito», dice Renzi, aggiungendo che Salvini – «capitan Fracassa» – ha perso la sua fama di uomo indomabile. Sarebbe facile per il PD «stare in un angolino», dice Renzi, ma invece dice di voler fare un appello che gli costa molto «dal punto di vista umano». L’appello è rivolto «a persone che hanno utilizzato nei confronti della mia famiglia espressioni che vanno oltre l’inciviltà», ma dinanzi a «un ministro dell’Interno che rischia di far alzare l’IVA, che non chiarisce i suoi rapporti con la Russia e che chiede pieni poteri non c’è possibilità alcuni di restare alla finestra». L’appello è quello per un «governo istituzionale» o «no-TAX», dice.

16.48 – Renzi ha anche ricordato che Salvini ha costretto il Senato a riaprire per votare la mozione di sfiducia contro Conte, ma che ora si è reso conto di essere in minoranza sui prossimi passaggi da compiere (come la calendarizzazione della sfiducia).

16.45 – Renzi ha iniziato la sua conferenza stampa ribadendo che «bisogna avere la forza» di formare un nuovo governo per risolvere alcune questioni in sospeso ed evitare una nuova «recessione», determinata dall’aumento dell’IVA nel caso in cui scatti il cosiddetto esercizio provvisorio.

16.35 – La conferenza stampa di Renzi sarà trasmessa in diretta dalla sua pagina Facebook, che trovate qui.

16.10 – Il Corriere della Sera riferisce che alla conferenza dei capigruppo della Camera il Partito Democratico dovrebbe votare contro la proposta del M5S di calendarizzare ad agosto il voto conclusivo sul taglio dei parlamentari.

15.58 – Sull’edizione di oggi, Repubblica ha provato a fare i conti dei numeri che avrebbe in Senato una nuova ipotetica maggioranza: PD, M5S, LeU altre componenti minori arrivano a 175 senatori su 315. Il centrodestra unito si fermerebbe invece a 139.

15.51 – In giornate del genere tende a succedere un po’ di tutto. Stamattina alla sede principale del PD, a Roma, era arrivato un pacco senza mittente indirizzata a Nicola Ningaretti. All’intimo del pacco c’era una sostanza non identificata. Dopo alcune verifiche si è scoperto che il pacco conteneva dell’eroina.

Ieri la conferenza dei capigruppo del Senato, un organo che rappresenta la composizione politica dell’aula e decide su varie cose, tra cui il calendario dei lavori, si è riunita per stabilire di fatto i tempi parlamentari della crisi politica in corso. La Lega, che ha presentato la mozione di sfiducia a Conte, voleva votarla domani pomeriggio, dopo le commemorazioni della mattina per il crollo del ponte Morandi a Genova. La Lega e i suoi vecchi/nuovi alleati del centrodestra hanno infatti interesse – o perlomeno così sostengono– che la crisi si risolva in fretta perché ci siano i tempi tecnici per andare a votare a ottobre.

M5S e PD però non sono d’accordo. Un po’ perché non vogliono che sia Salvini a decidere i tempi della crisi, un po’ perché non sapendo ancora bene cosa faranno preferiscono prendere tempo, senza escludere totalmente la possibilità di un voto in autunno, ma evitando di far cadere il governo già questa settimana.

I due partiti hanno quindi proposto di chiamare Conte in Senato per il 20 agosto, perché riferisca sulla crisi politica. Per “comunicazioni” si intende una cosa diversa dal voto sulla mozione di sfiducia, e cioè un generico discorso di Conte sullo stato del governo dopo le mosse della Lega. Se passasse la proposta di calendarizzare le comunicazioni di Conte, il voto sulla sfiducia arriverebbe necessariamente dopo la seduta di martedì 20 agosto; oppure potrebbe anche non accadere affatto, se Conte decidesse di dimettersi spontaneamente dopo aver parlato al Senato.

La conferenza comunque non ha trovato un accordo unanime, e la presidente Elisabetta Casellati ha deciso di chiamare straordinariamente il Senato per votare sul calendario.
Casellati ha detto di aver seguito i regolamenti parlamentari, il PD invece ha protestato giudicandola una forzatura istituzionale. Il punto è che molti senatori sono in vacanza, e non tutti sono riusciti a rientrare a Roma per il voto. C’era insomma la preoccupazione che, anche se il centrodestra unito sarà in netta minoranza rispetto al PD e al M5S, qualche cosa potesse andare storto nel voto di oggi, e che perciò potrebbe passare una eventuale mozione della Lega che chieda di votare domani per la sfiducia a Conte.

Quest’ipotesi sembra al momento scampata, visto che il PD e il M5S dovrebbero avere i voti sufficienti e con un buon margine.

• alle 16.30 è prevista una conferenza stampa di Renzi al Senato: non si sa molto di quello che dirà, anche se si pensa che ribadirà quanto anticipato in questi giorni

• alle 18 c’è il voto al Senato sulla calendarizzazione proposta ieri alla conferenza dei capigruppo: cioè di chiamare Conte per le sue “comunicazioni all’aula” martedì 20 agosto

• alle 19 c’è la conferenza dei capigruppo della Camera, convocata dal M5S per chiedere di votare anticipatamente la riforma del numero dei parlamentari

15.24 – Nel PD sono sempre meno i parlamentari che si oppongono a un qualche tipo di accordo col M5S. Per trovarne uno bisogna tornare a qualche giorno fa, quando il 9 agosto l’ex candidato alla segreteria Roberto Giachetti – sostenuto soprattutto dai renziani – disse a Repubblica: «In caso di un eventuale accordo strutturale con i 5S, prima ancora che si parli di una fuoriuscita di renziani, il problema è la fine del PD. Il M5S rimane l’altra faccia della stessa medaglia della Lega».

15.17 – Anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte oggi è sembrato aprire alla possibilità di un governo sostenuto da una maggioranza diversa da quella attuale: «Quando si lavora nell’interesse del paese non conta il color politico ma conta chi hai di fronte e conta se ha voglia di lavorare nell’interesse del paese», ha detto durante una visita a Foggia.

Una delle ipotesi di cui si è discusso è che un ipotetico nuovo governo possa essere guidato sempre da Conte. In un’intervista al TG2, Renzi ha commentato questo scenario dando un giudizio molto negativo sul suo conto ma evitando allo stesso tempo di escludere categoricamente questa possibilità: «Conte non è che in questo anno abbia brillato moltissimo. È stato un premier sostanzialmente inesistente. Tuttavia non tocca a me decidere, non tocca a me valutare, è un compito del Capo dello Stato e dei partiti».

15.15 – Per tutta la giornata Salvini ha parlato poco e ripetuto le stesse cose che dice da qualche giorno. Poco fa ha twittato una foto dalla sede del ministero dell’Interno e aggiunto che sta lavorando «per evitare lo sbarco di oltre 500 immigrati a bordo di due navi ong»: sono la Ocean Viking e la Open Arms, a cui nei giorni scorsi Salvini ha vietato l’ingresso nelle acque italiane sulla base dei poteri che gli attribuisce il cosiddetto “decreto sicurezza bis”. Salvini ha anche aggiunto che in caso di accordo fra M5S e il Partito Democratico «torneremmo ai 500mila sbarchi che il Pd “regalò” agli italiani negli anni passati». Una notizia sostanzialmente falsa, visto che il flusso a cui si riferisce Salvini si è interrotto ormai due anni fa, e che di certo non fu provocato dal PD.

Una delle questioni centrali di questa crisi politica – che per diventare crisi di governo deve prima essere formalizzata con una sfiducia in Parlamento – è capire cosa farà il Partito Democratico.

Da giorni si parla di forti divisioni tra una fazione fortemente contraria a un eventuale accordo con il Movimento 5 Stelle per un governo che eviti il voto in autunno, ma favorevole a un accordo di lunga durata, cioè quella che fa riferimento al segretario Nicola Zingaretti e un’altra favorevole a un governo “di scopo” sostenuta principalmente dall’ex segretario Matteo Renzi. Ma la condizione, come capita spesso con il PD, è più articolata e sfumata di così.

Da ieri Zingaretti invita il partito a rimanere unito, e nelle ultime ore sembra che la tensione si sia un po’ attenuata, e che la linea condivisa sia quella di aspettare le indicazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed eventualmente di provare a trattare col M5S. Martedì ci sono stati poi alcuni importanti endorsement a un governo di lunga durata con il M5S: Goffredo Bettini, dirigente del PD molto vicino a Zingaretti, ha detto che «vanno create le condizioni, che impongono un confronto senza sconti sul passato e sui programmi futuri, soprattutto tra noi e i Cinque Stelle», andando apparentemente contro la linea del segretario.

Dario Franceschini, a sua volta dirigente di lungo corso del partito e ultimamente considerato “mediatore” tra le due correnti principali, ha scritto su Twitter che il tragitto indicato da Bettini è «difficile ma intelligente che credo valga la pena provare a percorrere». Anche l’ex segretario Maurizio Martina ha detto qualche cosa di simile, sostenendo che «i margini di un confronto con il Movimento 5 Stelle sono assai limitati ma rimangono possibili se matureranno una nuova consapevolezza politica». Martina ha parlato però di un governo a lungo termine, escludendo la possibilità di un accordo di qualche mese che si traduca soltanto nella legge di bilancio (cioè la proposta di Renzi).

Oggi i principali quotidiani hanno riportato dei retroscena su quello che sta succedendo nel centrodestra. Su Repubblica, Tommaso Ciriaco ha parlato dell’accordo che il segretario della Lega Matteo Salvini vorrebbe proporre al leader di Forza Italia Silvio Berlusconi: un accorpamento del suo partito in una più ampia lista di centrodestra che di fatto sarebbe l’evoluzione della Lega, con “Salvini premier” come slogan.

L’accordo, di fatto, porterebbe alla fine di uno dei partiti più longevi della politica italiana contemporanea, quello di Berlusconi, il cui consenso si è drasticamente ridotto negli ultimi due anni scendendo sotto al 9 per cento alle europee dello scorso maggio. Secondo i sondaggi, le percentuali di Forza Italia si sono ulteriormente ridotte negli ultimi mesi: dagli attuali 166 parlamentari, passerebbe al massimo a una settantina se si andasse a votare ora. Secondo Ciriaco questa ipotesi ha però generato molte agitazioni in Forza Italia, con molti esponenti – si parla soprattutto di Mara Carfagna – fortemente contrari.

In mattinata, Forza Italia ha diffuso una nota per smentire questa riedificazione: «In relazione all’ipotesi di un listone di centrodestra apparsa su alcuni quotidiani, si dichiara radicalmente contrario a questa ipotesi. Forza Italia pur auspicando un accordo di coalizione con gli altri partiti di centrodestra, non è disposta a rinunciare alla propria storia, al proprio simbolo e alle proprie liste in vista delle prossime elezioni politiche».

14.55 – Buongiorno e benvenuti. Vi ricordiamo che per leggere gli ultimi aggiornamenti dovete aggiornare la pagina.