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Digitale, green, ricerca, salute. I pilastri del Recovery Plan. Parla Galizia (M5S): “Non possiamo permetterci ritardi: prossimo obiettivo, superare il Patto di Stabilità”

“L’Italia deve farsi promotrice di un dibattimento sul conclusivo superamento del Patto di Stabilità, che dovrà essere quanto più ampio e approfondito possibile affinché una sua revisione risulti più agevole”. Francesca Galizia, deputata grillina in commissione Politiche Ue, fissa una delle prossime sfide del MoVimento 5 Stelle perché la momentanea sospensione del Patto non è più sufficiente. “Già nella risoluzione europea proposta qualche giorno fa alla Camera – spiega la parlamentare – abbiamo avanzato alcune specifiche proposte miranti a riformare il Patto di Stabilità al fine di promuovere anzitutto gli investimenti per la riconversione ecologica del tessuto produttivo e per il contrasto alla crisi demografica”.

Domani e dopodomani saranno giorni cruciali non solo per l’Italia, ma per tutta l’Europa. Parola d’ordine è evitare ritardi…
La posta in gioco è alta e non possiamo permetterci ritardi. Il Recovery Fund è un provvedimento strategico per il rilancio del nostro Paese e prioritario diventa restare nei tempi. Altra parola d’ordine è “efficientare” la spesa perché il nostro Paese alle volte pecca nella capacità di spesa e per questo il governo si è impegnato ad adottare strumenti per la semplificazione delle procedure burocratiche per l’approvazione e la realizzazione dei progetti previsti nel Recovery Plan.

Al termine dei lavori parlamentari quali saranno le linee guida su cui crede che il governo debba insistere per il Recovery Plan?
Le linee guida su cui il governo deve insistere per impegnare i 209 miliardi sono riassumibili in 8 punti: digitalizzazione, rivoluzione verde, competitività, infrastrutture per la mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, equità e inclusione sociale, salute. Vogliamo intervenire per sostenere i settori più colpiti dalla crisi: famiglie e piccole e medie imprese.

Quale sarà la priorità?
La nostra priorità come MoVimento 5 Stelle, in questa fase, è accompagnare il processo verso la transizione climatica e digitale, trasformando al contempo l’economia sociale di mercato al fine di garantire che l’Europa mantenga i sistemi di welfare più avanzati del mondo e svolga il ruolo di centro dinamico di innovazione e imprenditorialità competitiva.

Insomma, l’Italia può riemergere da un periodo di crisi puntando su ambiente e digitale?
Sebbene quest’anno la pandemia abbia messo sotto pressione elementi cruciali nella programmazione delle linee di azione per il 2020 i pilastri principali e fondamentali per il rilancio dell’economia e della coesione delle società europee sono rimasti intatti: la doppia transizione verde e digitale, insieme alla dimensione sociale europea, restano ancora obiettivi essenziali per avere un’Europa – e, dunque, un’Italia – più prospera, moderna e competitiva, oltre che più sicura. Il Green Deal europeo è il motore della nuova strategia di crescita. La “transizione verde” dovrà essere alla base dello sviluppo: uso delle energie, modelli di consumo, scelte strategiche dei settori produttivi. Inoltre, ritengo anche essenziale dover lavorare su altri due temi chiave.

Quali?
La parità di genere ed il maggiore coinvolgimento delle donne nel mercato del lavoro, puntando sulla crescita del Mezzogiorno, il quale dovrebbe avere un ruolo chiave nella ripresa.

Crede che qualcuno, visto l’acuirsi dell’emergenza, possa tornare a parlare di Mes?
Il Mes non serve, non è un caso che nessun Paese durante la pandemia l’abbia richiesto. In questo momento dobbiamo puntare a utilizzare al meglio le risorse del Recovery Fund, perché se ben spese esse possono essere sufficienti e risolutive della nostra crisi emergenziali.

Sul tavolo, anche se marginalmente, potrebbe essere affrontato anche un tema caro ai Cinque stelle, quello degli euro-paradisi fiscali. Crede che su questo fronte, viste le pressioni di Paesi come l’Olanda, possa esserci apertura da parte della Commissione europea?
Dobbiamo avere un ruolo chiave nel contrastare i paradisi fiscali che non sono più sostenibili e generano una concorrenza sleale alle nostre piccole e medie imprese, il vero tessuto imprenditoriale dell’Italia, che tanti sacrifici hanno fatto durante questa crisi. Abbiamo già avviato, come commissione delle politiche Ue, con il Governo e con le istituzioni un intenso dialogo perché l’Italia inizi realmente ad assumere un ruolo guida nella lotta ai paradisi fiscali.