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Verso le amministrative, Cancelleri: «M5S, intese civiche nei comuni»

«Visto che amo la musica, la prima cosa che mi viene in testa è un brano di Battisti. Quello che fa: “Le discese ardite e le risaliteee...”. Conosco a memoria tutti gli accordi, sa?»

Bella risposta. Se l’era preparata. Il titolo della canzone è “Io vorrei... Non vorrei... Ma se vuoi...”. Perfetto, per sintetizzare la strategia del M5S sull’ipotesi di alleanze col centrosinistra anche in Sicilia...

«Se si riferisce all’articolo del vostro giornale, dico subito come la penso: non è il momento di parlare di campi larghi, né soprattutto di nomi di candidati governatori. Da qui a due anni e mezzo le cose possono cambiare altre cento volte. Le faccio un modello: prima del coronavirus c’era un ragionamento aperto, anche col Pd, per candidare il ministro Costa in Campania. Ma sono bastati i mesi di lockdown per cambiare tutte le carte in tavola...».

Ma in autunno, anche in Sicilia, ci sono le Amministrative. Nelle ultime tornate avete incassato sonore scoppole. Non sarebbe il caso di rompere la beata, e perdente, solitudine?

«Sulle Amministrative il discorso è diverso, oltre che più immediato. In Sicilia ci sono città importanti al voto: penso ad Agrigento, Enna, Marsala e Vittoria, quelle dove sono puntati i riflettori e dove ci possono essere dei punti di riflessione con altre forze».

Insomma, gli accordi sono possibili...

«Ci sono alcune situazioni potenzialmente interessanti. Ma attenzione: secondo le nostre regole non con i partiti, con i quali in Sicilia, comunque, non c’è stato alcun appuntamento di natura ufficiale. Il tragitto civico, invece, si può fare. Partendo da uno scopo: si possono trovare convergenze su candidati sindaci civici da contrapporre a personaggi, come dire...? La parola che mi viene è sputtanati, trovi lei un sinonimo adatto».

«Io sto giocando la partita più importante anche per la Sicilia. In testa, in questo momento, ho un piano di infrastrutture solo per il Sud da 50-60 miliardi. Sviluppo e lavoro in un’Isola che diventi una super potenza nel Mediterraneo. Questa è la nostra visione di Regione. E mi chiedo: che idea hanno gli altri? In giro c’è il nulla, non vedo alternative. E allora, ai “vicini di casa” che all’Ars oggi sono con noi all’opposizione e a Roma al governo, dico: cominciamo a lavorare non su formulette e nomi, ma su una visione di Sicilia. Noi ce l’abbiamo. Fra chi ne condividerà almeno l’80 per cento si potranno scegliere i compagni d’avventura elettorale. Ma non lo deciderò né io né nessun altro dall’alto. Ma lo decideranno, a tempo debito, i nostri iscritti. È questa la grande bellezza, ma anche l’incognita, del movimento».

Insomma, risuona Battisti: io vorrei... non vorrei... ma se vuoi...

«Lo ridico più chiaro: da qui alle Regionali in mezzo c’è un’era giurassica. Non me la sento di ipotizzare modelli di alleanze. E quello del toto-nomi non è un gioco che m’appassiona, anche se pure noi potremmo farne di candidati all’altezza. Oggi da un lato abbiamo il nulla, Musumeci, dall’altro una prateria da percorrere con chi condivide valori e progetti. Partiamo da iniziative e leggi condivise all’opposizione. E poi si vedrà...».

Nel Pd dicono che, da quando non c’è più lei all’Ars, non sanno con chi parlare fra i suoi ex colleghi di gruppo.

«Ne sono lusingato e imbarazzato allo stesso tempo. Se fosse così mi dispiacerebbe che neppure uno abbia raccolto l’eredità. Il Pd, come chiunque, ha comunque un interlocutore: il nostro capogruppo. Che scegliamo noi. Se bene o male, lo si vede anche dalla sua capacità di far politica».

«Ognuno si sceglie il proprio idolo. Io oggi all’Ars farei un discorso come quello che in Portogallo il leader dell’opposizione ha fatto al premier: “C’è un unico partito: il Portogallo”. Così dovrebbe essere in Sicilia. Ci vuole grandezza d’animo per dirlo, ma anche per ascoltarlo, apprezzarlo e metterlo in pratica».

«Chi sta affondando si affida a qualunque santo gli dia una ciambella di salvataggio. Anche se quello con Salvini per Musumeci mi sembra più un patto col diavolo...».