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Stati Generali M5S, guerra per leadership e Cancelleri annuncia ricandidatura

Il vic ministro siciliano dei Trasporti e alle Infrastrutture, intende riprovare, per la terza volta, a candidarsi alla presidenza della Regione Siciliana

ROMA - Le alleanze con i partiti, la leadership, la rivisitazione dei dogmi delle origini, dall’uno vale uno alla negazione della politica come professione: a sette anni dal suo esordio in Parlamento, il Movimento 5 Stelle ferma per un attimo le lancette del suo orologio per fare il punto sulla direzione che ha preso e su dove intende giungere. E dopo mille ripensamenti e tanti rinvii arriva, dopo un anno esatto dal suo annuncio, a celebrare finalmente i suoi Stati Generali: quelli che non devono essere chiamati «convegno» in ossequio al ripudio pentastellato di ogni rituale dal sapore partitico. Ma tant'è. Gli Stati Generali, con l’aiuto di Rousseau, aprono i battenti con una due giorni di dibattimento, rigorosamente on-line, causa pandemia. Si inizia sabato con il «saluto» del premier Conte (ma che alcuni avrebbero voluto fosse qualche cosa di più) e l'avvio di tre tavoli di lavoro: uno dedicato all’agenda politica, mentre gli altri due verteranno sull'organizzazione e sulle regole.

«Per disegnare come il Movimento 5 Stelle potrà rinnovarsi, anche alla luce della maturata esperienza nelle istituzioni, a tutti i livelli» annuncia il capo politico Vito Crimi, attuale reggente e da domenica con molte probabilità "uscente". Domenica, nella speranza che si avveri un contributo di Beppe Grillo, si terrà invece il dibattimento pubblico, trasmesso in streaming, in cui potranno intervenire i 30 oratori scelti tra quasi mille candidati attraverso una votazione on line degli iscritti su Rousseau. Sarà il momento del confronto diretto tra le varie «mozioni» in campo e tra i vari leader che negli anni si sono ritagliati un loro profilo politico specifico: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista, Roberto Fico e Paola Taverna tra i tanti altri votati anche tra le fila dei rappresentanti nel governo attuale e passato. Proprio questo passaggio, il più delicato di tutta la kermesse, ha tuttavia già provocato le prime prese di distanza e malumori tra i 5 Stelle. Crimi ha deciso di non rendere noto il numero delle preferenze arrivate ad ogni «speaker» fintanto che non sarà deciso l’organo di direzione del Movimento. Che potrebbe essere collegiale o restare come ora nelle mani di un capo politico. Di certo però questo significa anche oscurare il peso che hanno dato i 26 mila votanti a ciascuno degli «speaker» eletti (ma anche bocciati) e alla loro piattaforma elettorale. Per capirsi, Roberto Fico invoca ad modello «organo collegiale per gestire un Movimento» e fare «sintesi». Di Battista si presenta con un programma che punta all’inviolabilità della regola dei due mandati, al no alle alleanze elettorali e al rafforzamento della piattaforma Rousseau e non sembra dispiacergli la formula del capo politico. Di Maio è per la leadership collegiale, strizza l’occhio ai territori promettendogli più finanziamenti e teorizza la necessità di alleanze programmatiche a livello locale.

C'è poi il gruppo di Parole Guerriere che ha mandato avanti in suo nome Luigi Gallo e che non solo propone una direzione collegiale ma invoca un’organizzazione del movimento sul modello degli altri partiti, con i suoi organi gestionali e un’autonomia che parta anche dallo sganciamento da Casaleggio e da Rousseau. Sapere quanti voti ha raccolto ciascuno di loro sarebbe quindi già un segnale sulla direzione da intraprendere. Tant'è che c'è chi lo dice, invocando il tanto abusato principio di trasparenza. Come Nicola Morra. O come Barbara Lezzi, sostenitrice della linea Di Battista, che chiede di sapere «prima di sabato i voti che ogni partecipante ha ricevuto». Infine, sembra restare fuori dall’agenda la questione dei due mandati: quasi neppure uno ne fa parola, a parte Di Battista, e in tanti immaginano che il divieto decadrà quando ce ne sarà bisogno. Al punto che, dopo Virginia Raggi, Giancarlo Cancelleri, già tanto chiacchierato per aver abbandonato il suo scranno da consigliere regionale siciliano, ricoperto per due mandati, per andare a ricoprire il ruolo di viceministro dei Trasporti, ha ora annunciato la sua intenzione di ricandidarsi per la terza volta a governatore della Sicilia.