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Il M5S si scopre debole al Nord: “Qui il nemico è Berlusconi

Il M5S che pensava di doversela vedere solo con Matteo Renzi si è risvegliato con un altro avversario da battere e una questione settentrionale da risolvere. «Ci siamo concentrati solo sul Pd e non ci siamo accorti che nel classico gioco dei due litiganti - ragionano Luigi Di Maio e i fedelissimi con la Casaleggio Associati - a godere sarebbe stato Berlusconi». Sì, proprio lui, una vecchia conoscenza di Beppe Grillo che per l’ex Cavaliere aveva coniato il soprannome «psiconano», presenza fissa dei suoi spettacoli e dei suoi comizi.  

C’è stato un tempo in cui il grillismo viveva nelle piazze e in battaglie che sembravano fondersi con quelle che avrebbe combattuto la sinistra se non si fosse avvitata in un’autoreferenzialità di palazzo. Era il Movimento dei V-Day, del civismo militante contro le leggi ad personam, che raccoglieva l’esperienza perduta dei girotondi e dei referendum sui beni pubblici. Era il tempo in cui Casaleggio padre si occupava di curare il sito web di Antonio Di Pietro, principe fustigatore del berlusconismo. Era l’Italia che le elezioni del 2013 sembravano aver sepolto per sempre. Il boom di Grillo, il M5S che non vince per un pelo, l’opposizione dura alla sinistra, al Pd, a Renzi. Questa è la narrazione sui cui stavano proseguendo i grillini. Fino a ieri. Fino a quando il secondo turno delle amministrative non ha sancito il ritorno del centrodestra a trazione leghista, con Forza Italia e soprattutto il Carroccio di Matteo Salvini ben piantati a Nord, sopra il Po, dove il M5S ha preso appena due comuni sui dieci conquistati: Acqui Terme (19 mila abitanti), in Piemonte, dove l’ha spuntata per cinque voti, e Parzanica, in Lombardia (400 abitanti). Risultati che ora costringono il M5S a ricalibrare le proprie strategia. Davide Casaleggio lo farà già da oggi, scendendo nuovamente a Roma, in Parlamento, per continuare a rifinire il lavoro sul programma e la squadra di governo.  per indicare quale sarà da adesso in poi la meta da tenere in mente: «Le prossime sfide sono la Sicilia e poi la battaglia campale delle politiche. Per vincere dobbiamo essere una squadra che lotta insieme per un obiettivo comune».  

Lo schema di gioco è chiaro: il M5S deve capitalizzare il forte consenso al Sud, vincendo la prima regione della sua attuale storia. Nel frattempo deve attrezzarsi per diventare capace di attrarre chi vive al Nord e vota per Matteo Salvini o Berlusconi. L’impresa non è facile e da tempo diversi parlamentari settentrionali lamentano l’inadeguatezza del M5S a piantare radici in regioni come Lombardia e Veneto, partendo innanzitutto dai leader e dai volti più riconoscibili che sono tutti quanti meridionali, a partire da Di Maio, Alessandro Di Battista e Roberto Fico.  

: «I 5 Stelle realizzeranno quello che voleva fare Berlusconi». Allo stesso modo la campagna sui campi rom, le Ong e i migranti, assieme alla virata sullo ius soli, puntano a strappare quei voti che possono essere contesi alla Lega. Non c’è più solo Renzi da sfidare, nell’orizzonte che si staglia di fronte al M5S la vittoria, se ci sarà, passerà anche da Nord e da destra.