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Casaleggio ai parlamentari M5S “Ormai siete chiusi nel palazzo”

C’è una certa ansia che accompagna i parlamentari 5 Stelle ogni qual volta Davide Casaleggio scende a Roma. E’ l’ansia di apparire. Raccontano che martedì, durante l’assemblea con i deputati, era tutto un continuo alzarsi di mani: ognuno voleva dire la propria, farsi riconoscere da Casaleggio Jr, che il più delle volte neanche sa i nomi degli eletti. Ma l’ansia nasconde una paura che con il passare dei mesi è sempre meno facile dissimulare. Molti parlamentari temono di non riuscire a tornare nel posto in cui siedono ora, consapevoli di non aver seguito il consiglio che è venuto dai fondatori: «Non restate chiusi nel palazzo, andate tra la gente e gli attivisti, nei banchetti». 

Agli occhi di Casaleggio, che è ieri è ripartito da Roma, molti parlamentari non hanno brillato per presenza sul territorio, hanno mancato alla propria funzione di coordinamento e di cerniera con le battaglie in parlamento. Il caos dei meet up ormai incontrollabili, le faide, i dossieraggi locali, vengono letti come una conseguenza del mancato attivismo di deputati e senatori (tranne alcuni) e una delle cause della sconfitta alle ultime amministrative. 

Al di là dei calcoli di comodo e delle esultanze d’apparenza, i molto deludenti risultati del voto hanno lasciato più di una ferita. Nel team che affianca Casaleggio hanno analizzato i flussi elettorali e notato che in alcune zone d’Italia la flessione è stata preoccupante. «In alcune regioni ci sono città in cui abbiamo preso meno che alle amministrative del 2012 quando neppure uno ci conosceva». Il paragone che inquieta, dunque, non è con le percentuali sempre elevate a cui viaggia il M5S a livello nazionale, ma con quelle più pertinenti delle amministrative di cinque anni fa. Su questo confronto il M5S sa di non poter accampare la scusa della lenta ma progressiva crescita con cui si è difeso dalle accuse di debolezza nei territori. Tolta la Calabria, che si conferma terra ostile per i 5 Stelle, i risultati più deludenti sono stati in Emilia Romagna e in Sicilia, la regione che in autunno tornerà al voto e su cui il M5S punta tutto. Ma è un’altra regione a essere stata citata, martedì, come esemplare del calo grillino: il Veneto, dove il M5S ha persino perso Mira, comune simbolicamente importante, perché il primo a essere stato conquistato nel 2012. Belluno, Verona, Padova sono le città che hanno arrancato di più, con grande disappunto di Casaleggio. Perché il Veneto era una regione strategica per il padre Gianroberto, terra di quella piccola e media impresa che doveva essere il cuore della ricetta economica del M5S

Il figlio Davide ha chiara la necessità, per un partito che si candida a governare il Paese, di mettere radici anche nelle aree del Nord, specialmente Veneto e Lombardia, dove il M5S ha più difficoltà a penetrare anche per la presenza della Lega. La questione settentrionale è in cima all’agenda di Casaleggio ed è il motivo dell’insistente corteggiamento di imprenditori e categorie produttive. In tal senso è implicita la richiesta ai parlamentari di maggiore impegno. Ne va della loro rielezione. 

Intanto questa sera a Garda si incontreranno per un dibattimento Luigi Di Maio e il vicesegretario del Carroccio Giancarlo Giorgetti che all’ultimo ha preso il posto del leader Matteo Salvini. Tema: «Lega e M5S: forza popolare o deriva populista?». Da notare l’uso della parola «forza» al singolare. La disfida del Nord potrebbe essere l’altra faccia di un’alleanza.