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Tra vegani e anti-lobby l’anima più autentica del M5S resiste al “dimaismo”

L’attivista se lo porta in giro con un certo compiacimento, tira fuori il faccino e sorride felice. In fondo rassicurante anche quello, e sebbene non mai rassicurante quanto la cera notarile di Luigi Di Maio, che sale sul palco alle sette e mezzo di sera a intascarsi la candidatura a premier con la percentuale - molto rassicurante, senz’altro - prossima al 90 per cento dei voti. E così, per non tirarla troppo lunga, il volto rassicurante della maturità a cinque stelle sarebbe il suo, di Di Maio, con quella espressione da seminarista sfrontato, con quel bel taglio d’abiti da sottosegretario socialdemocrarico, capace di parlare senza tutti i «ca...» e tutti i «cu...» smitragliati anche ieri sera da Beppe Grillo. Parla pacato, il nuovo capo politico, sottovoce, con garbo, puro velluto per dire che c’è la lobby dei malati di cancro, che ai politici non va applicata la presunzione d’innocenza (con qualche attuale domestica eliminazione), che in Romania esportiamo cervelli e importiamo criminali, che lungo il Mediterraneo navigano taxi del mare. 

Qualcuno s’è illuso, qualcun altro non è rimasto deluso, la presunta democristianeria di Di Maio, molto temerariamente presunta, non è un vaccino per questo popolo animato da profonde e varie rabbie, e colmo di aspettative le più tradizionali. «Noi intasiamo il blog, voi le carceri», dice uno striscione. La gente fa la coda all’agorà, dove i parlamentari sciorinano gli storici e mirabolanti risultati del loro impegno nelle amministrazioni, per chiedere se, una volta al governo, si uscirà dall’euro e dalla Nato. E, effettivamente sì, i parlamentari rispondono senza l’antica furia, adesso vediamo, un passo alla volta, dicono. E usano i termini del gergo castale, accountability, sistemi di tutela, documento programmatico, ma si direbbe un inquinamento lessicale dovuto agli anni trascorsi fra scartoffie. Perché poi salgono sul grande palco e vanno su di giri, l’europarlamentare Tiziana Beghin baritoneggia contro le lobby e contro le multinazionali, l’eurocollega Piernicola Pedicini sfodera un fantastico «poteri forti» ed esemplifica la corruzione d’animo di Bruxelles con l’aneddoto: «La prima volta che sono entrato in Parlamento ho incontrato in ascensore Ciriaco De Mita. Questo è successo!».  

Insomma, a ben veder siamo sempre lì. Nell’angolo vegano, frequentatissimo, dentro lo stand della Camera dei deputati, un oratore molto sicuro di sé parla di «inganno generale», quello di chi ci alletta con le fettine e gli ossi buchi e la mortadella, alimenti di cui veniamo gonfiati per arricchire le lobby degli allevatori, e naturalmente delle case farmaceutiche, che poi vendono i medicinali per contrastare i guasti delle proteine; avete visto che succede a vostro figlio quando beve il latte di mucca per la prima volta?, chiede. Subito sputa il latte, poi quello che manda giù lo vomita, e infine gli vengono i puntini rossi in faccia. Sua madre, dice, ha detto addio a formaggiai, salumai e macellai e adesso sta un fiore. Il vegano non ce ne vorrà, ma le truculente immagini di agnelli al mattatoio, trasmesse su un video a fianco, soccombono sotto gli odori che arrivano dal vicino stand griglia, dove si abbrustoliscono hot dog, hamburger, e untissime irresistibili costolette di maiale. Ognuno ha le sue debolezze, anche i carnivori. E ce ne sono qua, di carnivori. Si mangerebbero vivi altri maiali, quelli dell’establishment. Denunciano i complotti planetari, quello delle armi che alimenta Isis, quello delle banche che tengono per il collo i governi e i cittadini, quello della Banca centrale europea che progetta di fare dell’Italia quello che è stato fatto della Grecia (ma loro glielo impediranno). E ancora il signoraggio, i petrolieri, le ruberie altrui, il volto rassicurante del solito armamentario.