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Il M5S scavalca la Lega e attacca il governo Rajoy: Spagna anti democratica

La reazione più dura, in Italia, arriva a sorpresa dal M5S, che si schiera nettamente contro il governo spagnolo: «La corruzione, in Spagna e in Italia, si può anche tollerare, ma un popolo che decide come, quando e perché votare, no. E le chiamano democrazie!», s’indigna su Facebook Alessandro Di Battista che si scaglia contro i metodi della polizia spagnola. Manlio Di Stefano, responsabile Esteri del Movimento, è altrettanto netto: «Uno Stato che usa violenza sul suo stesso popolo inerme la usa sulla democrazia stessa». E cita Mark Twain: «Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare».  

La Lega Nord, che dell’indipendenza, e a tratti della secessione da Roma ha fatto una bandiera per oltre vent’anni, segue a ruota. Ma con l’evidente intenzione di rassicurare i cittadini lombardi e veneti che il 22 ottobre sono chiamati alle urne per il referendum sull’autonomia. «La nostra è una scelta totalmente diversa da quella della Catalogna», spiega Matteo Salvini. «Noi abbiamo scelto la via pacifica, nel rispetto delle regole, per avere competenze e gestirle meglio. Il 22 ottobre non ci sarà la polizia». Il leader leghista parla di un «referendum convocato senza rispettare le regole», ma condanna la mano dura della polizia spagnola: «Un governo che manganella gli anziani nel 2017 è una follia e una vergogna». Anche Luca Zaia, governatore del Veneto, tiene a precisare che il referendum sarà «nella legalità e nel rispetto della Costituzione». Ma si dice «assolutamente pronto ad andare in galera» per difendere il diritto dei veneti di votare. Nella vecchia guardia della Lega ci sono però toni assai più duri. Roberto Calderoli chiede a Gentiloni di interrompere ogni rapporto diplomatico con la Spagna e paragona il governo di Madrid ai regimi di Erdogan e Assad. Oggi una delegazione leghista sarà in presidio dinanzi al consolato spagnolo. 

Anche Forza Italia teme un effetto boomerang sul referendum lombardo-veneto: «Nulla in comune con la Catalogna, da noi neppure uno vuole mettere in dubbio l’unità nazionale», spiega Alessandro Cattaneo. Mariastella Gelmini definisce le violenze «inaccettabili», ma attacca la scelta catalana come «palesemente incostituzionale». A destra Giorgia Meloni si schiera nettamente con Madrid: «La patria è l’ultimo argine alla deriva mondialista, non mi appassiono alle spinte indipendentiste e che vorrebbero dividere o indebolire gli Stati nazionali in Europa». 

Il Pd sposa la linea prudente del governo. Piero Fassino, responsabile Esteri, chiede di «interrompere subito la spirale di atti di forza e di decisioni unilaterali». «Si apra davvero un dialogo. Si deve cercare una soluzione condivisa alle aspirazioni del popolo catalano di veder riconosciuta la propria identità». Da sinistra Enrico Rossi di Mdp attacca il governo spagnolo: «La brutalità delle forze dell’ordine sta legittimando ancora di più il referendum. Rajoy, come uno stolto, ha voluto mostrarsi cocciuto e inflessibile, e ora si compie una tragedia».