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Di Battista, Fico e Di Maio: i tre tenori del M5S di nuovo insieme, in piazza contro la legge elettorale

I tre tenori del Movimento 5 stelle sono di nuovo insieme, almeno pubblicamente. Alessandro Di Battista, Roberto Fico e Luigi Di Maio arrivano sotto braccio in piazza Montecitorio, alla manifestazione di protesta contro la nuova legge elettorale. E domani, con loro, ci sarà anche Beppe Grillo. Ai loro piedi non ci sono le centomila persone auspicate da Di Battista. Non si arriva nemmeno a duemila, la soglia minima di presenze fissata dallo stesso parlamentare M5S. L’effetto è comunque quello di una piazza gremita in cui si mischiano - più o meno volontariamente - manifestanti di ogni genere. «Ci hanno sfrattato questi prepotenti che gridano “onestà”», si lamentano i poliziotti del sindacato Celere Italia, che avrebbero avuto l’autorizzazione per la piazza fino alle due di pomeriggio e invece sono stati «cacciati» a l’una. Poco più in là, i nuovi forconi guidati dall’ex generale Pappalardo, che hanno dormito lì per terra su dei cartoni, a «presidiare il Palazzo». «Abusivi», urlano, mentre il loro leader, in un momento di agitazione, sputa sulla telecamera di un operatore credendolo un uomo della «polizia politica» intento a spiarli. In fondo alla folla, si alzano persino le bandiere di Rifondazione Comunista. «Che tristezza, Rifondazione» commenta il deputato M5S Carlo Sibilia alla vista dei nuovi arrivati. E nel pot-pourri di protesta finisce persino Leo Galati, leader del movimento anti-vaccini. «Non mi fanno parlare, dopo tutto quello che ho fatto», dice deluso Galati, gironzolando lontano dal palco, dove nel frattempo stanno salendo i tre big pentastellati, al coro da stadio di «Un presidente. C’è solo un presidente».  

La scena è tutta per Di Maio. E il candidato premier del Movimento assicura: «La battaglia non finisce qui. Faremo una veglia per la democrazia che proseguirà anche domani». «Dovete fare sentire la vostra voce», prosegue, «e poi vedrete che ce la faremo. Io ci credo molto». I primi ad essere scoraggiati, però, sono proprio i parlamentari M5S, che assistono da dietro le quinte alla manifestazione: con la nuova legge elettorale «le chance di giungere al governo sono pari a zero», ripetono da giorni. Unico a cavalcare l’onda dell’ottimismo è lo stesso Di Maio, che poco dopo essere sceso dal palco confida: «La speranza degli altri partiti è di azzerare le nostre possibilità di giungere a Palazzo Chigi. Ma con la fiducia posta su questa legge ci hanno fatto un assist che non si dimenticheranno mai».  

Fico, per il governo, continua invece a non mostrare alcun entusiasmo. «Arrivare a Palazzo Chigi non è importante – risponde a margine della manifestazione - La cosa fondamentale è la nostra rivoluzione culturale». Concetto su cui insiste anche dal palco, prima di chiedere comunque che dal Colle si sollevi la voce del Presidente della Repubblica, contro il Rosatellum bis. Al nome di «Mattarella» però, per l’ennesima volta nella lunga giornata di protesta, dalla platea piovono i fischi. I Cinque stelle invocano l’intervento del Presidente della Repubblica, come loro «ultima speranza», e contemporaneamente lo contestano. Fico è l’unico a cogliere il cortocircuito: «Non fischiate», dice ai manifestanti. Tutto inservibile. D’altronde, era difficile mettere d’accordo le diverse anime del Movimento. Figuriamoci la variegata piazza della protesta, tra grillini, free-vax, forconi e comunisti.