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Duello tv tra i leader Pd e M5S, il cda della Rai ora lo pretende

La «telenovela» evocata da Luigi Di Maio è già pronta. Protagonisti appunto il pentastellato e Matteo Renzi antagonista, come ogni soap che si rispetti prevede. Ad oggi però manca ancora la rete che la mandi in onda, anche se sembra si vada verso la soluzione di una tribuna elettorale targata Rai. Ma non è detto.  

Il guanto di sfida, raccolto, prevede un confronto tv tra i due ma ora la guerra è sul luogo del contendere. M5S con Roberto Fico, presidente della Commissione di Vigilanza, avrebbe individuato DiMartedì con Floris su La7 visto che il giorno prescelto da Renzi per la sfida è stato proprio martedì 7. Ottimi ascolti e via dagli imbarazzi di sedersi, per modello, sulle poltrone candide di Vespa, conduttore attaccato da Di Maio e dai suoi per il contratto da «artista» che lo salva dalla mannaia pesante dei compensi. Soluzione che però non piace a Renzi. Niet anche per Bianca Berlinguer, stesso giorno, ma in Rai, scartata per un pugno di share in meno.  

Per la soluzione Rai si muove il cda che prende carta e penna e scrive a Fico per inchiodarlo alla sua veste istituzionale che dovrebbe favorire una scelta del servizio pubblico. Dice Franco Siddi tra i firmatari della lettera: «Basta con le televisioni favorevoli a una fazione piuttosto che a un’altra. La Rai può garantire il massimo del pluralismo ed è la sede naturale per questo tipo di confronti. Credo che scegliere una rete commerciale come luogo ideale per un dibattimento politico sia un’idea sbagliata e dà un’immagine negativa al cittadino. Andiamo oltre il cortile e oltre l'offerta commerciale». Risponde alla lettera un Fico inorridito dalle «pressioni inopportune» che la lettera sottende, dunque suggerimento respinto al mittente: «Non compete a me intervenire per inserire, eliminare, modificare trasmissioni Rai. Rispetterò questi confini anche se è l’azienda stessa a chiedermi di varcarli». 

Firma la lettera anche Carlo Freccero che però preferisce attendere: «Bisognerebbe conoscere le regole d’ingaggio, il conduttore e molto altro. Ricordiamoci che il confronto si svolgerà all’indomani del successo o dell’fallimento delle elezioni regionali in Sicilia e non penso che si tratti di fatto dell’inizio della campagna elettorale, quella l’ha iniziata Berlusconi nel salotto di Maurizio Costanzo». 

Uno stallo? Ci pensano i vertici della Rai a dare un’alternativa non già griffata: un programma sotto l’egida del Tg1, appositamente sistemata dopo il notiziario, uno spazio di prima serata condotto da un giornalista, con giornalisti nazionali e internazionali a interloquire con i due. Non un talk, piuttosto una tribuna come avvenne per il Referendum del 4 dicembre scorso condotto da Matano o il faccia a faccia Bersani-Renzi con Maggioni a governare. Uno spazio asettico e pluralista appositamente pensato nella tv pubblica. Un format che poi possa accogliere gli altri incontri della campagna elettorale. Si aspetta la risposta di Di Maio. La telenovela è appena iniziata.