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Fassino: “Il M5S senza un progetto e una classe dirigente per Torino e per il Paese”

Arrivati da tutta Italia per proporsi come modello di buona amministrazione in vista del voto del 4 marzo, i sindaci e gli amministratori del Pd la prendono un po’ alla larga ma alla fine sempre lì vanno a finire: a sparare a palle incatenate contro le amministrazioni guidate dai seguaci di Grillo con, va da sè, Roma e Torino in testa. E lì non poteva che finire anche l’ex sindaco Fassino, che il 4 marzo cercherà sempre a Torino, la vendetta per la clamorosa sconfitta di quasi «600 giorni fa». Quasi due anni «nei quali abbiamo assistito a un progressivo declino della Città, con una amministrazione senza un’idea, una visione che sta compromettendo ciò che è stato costruito in vent’anni e che oggi rischia di essere compromesso». Non manca un passaggio di stringente attualità: «Se chi governa i conti li mette in discussione viene indotto ad andarsene».  che, rivolgendosi retoricamente al leader grillino Di Maio, l’ha invitato, «lui che vuole risanare il bilancio statale, a guardare a Torino dove i bilanci si fanno autorizzando supermercati e se non va bene si possono sempre fare pressioni sui revisori dei conti». Per Carretta il fatto che Appendino («la Raggi di Torino») si sia tirata fuori dalla competizione elettorale «è perché a Torino è disastrosa e non può portare nulla al M5s». «Quando il Pci chiedeva il voto agli italiani - ha ricordato Fassino per altro accolto dagli applausi più calorosi di un Lingotto strapieno e con la gente che preme per entrare - diceva “guardate come amministriamo regioni come l’Emilia e le Città nelle quali abbiamo il sindaco”: era un ragionamento che pagava. Facciamolo anche oggi» ché gli altri, è il ragionamento dell’ex sindaco, «non possono». L’intervento di Renzi è atteso al termine del dibattimento sulle infrastrutture in corso con il ministro Delrio.