M5S News

Un buco da 226 mila euro agita il M5S, caccia agli altri furbetti del bonifico

Ci sono 226 mila euro che stanno letteralmente mandando nel panico il M5S. È la differenza tra quanto, 23.418.354 euro, i parlamentari grillini hanno dichiarato - sul sito autogestito

- di aver versato nel fondo per il microcredito, tagliandosi lo stipendio, e quanto risulta dal prospetto del ministero dello Sviluppo economico che quel fondo lo gestisce, (23.192.331 euro). che sarebbe dovuto andare in onda domenica ma che è stato impedito. Ragioni di par condicio (il programma non è testata giornalistica) che hanno spinto Michele Anzaldi del Pd a parlare di «imbroglio».  

. Cinque anni di decurtazioni per 123 tra deputati e senatori, 23 milioni di euro in tutto, sono una cifra considerevole che mette al riparo il M5S da sospetti che molti altri parlamentari abbiano fatto un raggiro di massa, ma non bastano ad alleggerire il clima di vera e propria paranoia che si sta vivendo in queste ore nello staff di Di Maio. che ieri lo hanno seguito nel suo tour a Lecce. «Non ho parlato con loro due, sono molto deluso» ha risposto il capo politico ai microfoni degli inviati. Non c’è più spazio per l’orgoglio, sfumato nel giro di una notte. Di Maio è consapevole che a tre settimane dal voto questo potrebbe rivelarsi un duro colpo che ammacca il mito della diversità grillina, e di nuovo su una questione di soldi.  

Prima è stato Emanuele Dessì, il candidato che pagava 7 euro la casa popolare; ora Martelli e Cecconi: il primo che predicava in sandali contro la spregiudicatezza delle banche e il secondo che da presidente del gruppo alla Camera autorizzava con la sua firma le spese amministrative. Un dettaglio che alimenta l’ipotesi che sapesse come funzionava il meccanismo del versamento e come sottrarsi senza che neppure uno se ne accorgesse. I parlamentari effettuano un bonifico dalla propria banca sul conto del Tesoro che a sua volta lo gira a un Fondo di garanzia preesistente, al Mise. Il M5S non ha un filtro di controllo e non prevede una raccolta collettiva intermedia a un Iban dedicato prima che i soldi arrivino al Tesoro.  

Il M5S ha obbligato Cecconi e Martelli a pubblicare su Facebook lo stesso comunicato. Sono pentiti e si dimetteranno, dicono. Ma non è così facile. Ormai sono in lista, sono eleggibili e il famoso modulo delle dimissioni volontarie, giuridicamente nullo, già sottoposto a Dessì, è solo una mossa mediatica. Anche per questo Di Maio ha inasprito la sanzione e ne ha decretato l’espulsione.