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Da feudo M5s a città simbolo del crollo grillino: viaggio a Carbonia

Dalle Politiche alle ultime Regionali il Movimento, che governa da tre anni la città, ha perso il 36,3%. L'emorragia di voti più alta d'Italia. Alla ricerca dei motivi del flop stellato. 

Davanti al campanile con l'orologio senza lancette di piazza Roma c'è poco via vai. «Qui nel 38 ho visto Mussolini che si affacciava da quelle finestre del municipio. Ero lì con la mia classe vicino alla torre littoria». Luigi Sabiu, 88 anni, sfoglia il giornale a metà mattina e ricorda il attuale traguardo degli 80 anni di Carbonia, città di fondazione fascista. Sulcis-Iglesiente: terra di minatori e operai, roccaforte di sinistra, poi investita dalla fiammata del Movimento 5 stelle: alle ultime Politiche prese il 45,8%, e tre anni fa riuscì a eleggere, dopo 70 anni di predominio rosso, una sindaca. Paola Massidda al ballottaggio con il diretto avversario del centrosinistra, l'uscente Giuseppe Casti del Pd, vinse con il 61,60%. Un successo che tutto d'un tratto si è sgonfiato: è in questa ex provincia che si è registrato, secondo l'Istituto Cattaneo di Bologna, il crollo più netto del M5s: 36,3% in meno di un anno. Un record nazionale condiviso con la provincia di Nuoro. Cosa è cambiato tra pozzi spenti e la filiera dell'alluminio di Eurallumina e Alcoa che attende un rilancio da anni?