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Lega e M5S, l’inciucio della grande destra resta (per ora) solo un sogno

Respinto ogni tentativo di apparentamento: le due formazioni politiche sono molto diverse e lo rivendicano, però su alcuni punti (migranti) si muovono all’unisono

Altro che inciucio. Altro che alleanza Lega e Cinque Stelle. Sul palco di Garda d’Autore, evento principe dell’estate organizzato da Visverbi a Garda, sulle rive dell’omonimo lago, secondo alcuni avrebbe dovuto sigillarsi, almeno a parole, il patto del M5S (nella persona di Luigi Di Maio) con Matteo Salvini, il leader della Lega. Non è andata così. Il primo motivo, molto semplice, è perché Salvini non c’era. Al suo posto i due vice-segretari, Lorenzo Fontana (fresco di vittoria a Verona) e Giancarlo Giorgetti. Il secondo, invece, riguarda proprio Di Maio, il leader in pectore, che ha escluso ogni ipotesi di alleanza: i cinquestelle «corrono da soli». Aspirano al governo – meglio se con il 40% – e se dovessero mancare il risultato, be’, si vedrà. Chi vorrà aderire al loro progetto li potrà appoggiare. Punto per punto.

Ma – va ricordato – il confronto si è giocato nel Veneto, anche se di confine. E Di Maio non ha risparmiato niente. Nella sua ora di intervento, accompagnato dalle domande del giornalista Gianluigi Nuzzi, ha ricevuto 21 applausi contati. Uno accompagnato perfino da fischi (all’americana, cioè d’approvazione). A conti fatti, aveva gioco facile. Prima ha colpito le ferite fresche, cioè «le banche venete, che hanno preso i soldi degli imprenditori e li hanno dati agli amici degli amici». Poi ha proseguito esaltando «la lotta agli sprechi» del M5S, da applicare a una sua ipotetica finanziaria. Non dimentico di essere al nord, si è lamentato delle «troppe tasse, in particolare rapportate ai servizi. Con tutte quelle che paghiamo dovremmo avere le strade lastricate d’oro».