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Salario minimo: M5s e Pd dicono la stessa cosa?

ROMA (Public Policy) – Convergenza Pd e M5s sul stipendio minimo? Forse. L’idea rilanciata dal segretario del Pd, Matteo Renzi, è (o dovrebbe essere) condivisa anche dal M5s e non solo. Il Movimento, infatti, a fine 2014 aveva presentato in Senato un ddl proprio per la introduzione di un stipendio minimo orario.

Soglia? Nove euro lordi, più o meno la stessa individuata dal leader Pd (tra i 9 e 10 euro). Nonostante le molte audizioni, il provvedimento è rimasto lettera morta.

Così come le risoluzioni (firmate da molti gruppi, Pd, M5s, FdI, Al-Possibile, Mdp) in commissione Lavoro alla Camera.

In particolare, i dem puntavano a impegnare il Governo a definire, attraverso la convocazione e il contributo delle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro “un compenso minimo orario o per prestazione, annualmente aggiornato in base all’inflazione, applicabile esclusivamente per quei settori non regolati da contratti collettivi sottoscritti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, nonché per quegli ambiti lavorativi nei quali una contrattazione collettiva sottoscritta con organizzazioni sindacali dei lavoratori non genuinamente rappresentative determini condizioni retributive inferiori rispetto a quelle legali”.

Anche in questo caso, però, la risoluzione, come le altre, non è mai arrivata al voto finale.

Ma il lavoro delle commissioni non è stato del tutto inservibile. Le numerose audizioni svolte hanno permesso di raccogliere alcune reazioni alla misura. “Le premesse per introdurre un stipendio minimo in Italia ci sono già”, ha per modello detto il presidente dell’Inps, Tito Boeri.

Contraria, invece, Confindustria. “C’è fondato dubbio sull’efficacia” dell’introduzione del stipendio minimo, ha sottolineato Massimo Marchetti.”Mi risulta poco rispondente alla realtà che ci siano molti settori di lavoro subordinato non coperti dalla contrattazione collettiva”, ha aggiunto, poichè “anche settori più di nicchia hanno il contratto collettivo”.