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Margherita Corrado (M5S Senato – Commissione Cultura) – È tempo di accenderei riflettori sul Doriforo di Policleto

È tempo di accendere i riflettori sulla scoperta, avvenuta nel 1976 a Castellammare di Stabia (NA) in un cantiere edile purtroppo non sorvegliato dalla Soprintendenza ma poco distante dalla cd. Villa del Pastore, e sulla successiva esportazione illecita fuori dai nostri confini, della bella copia romana in marmo del Doriforo di Policleto esposta al pubblico per la prima volta nel 1980 presso l’Antikenmuseum di Monaco di Baviera. Trasferita negli USA, dal 1986 la statua si trova nel Minneapolis Institute of Art, dov’è stata restaurata, datata (fine II-metà I sec. a.C.) e resa protagonista di convegni scientifici senza mai metterne in dubbio, però, l’asserito recupero in acque internazionali, negli anni ’30 del Novecento, né specificare le circostanze dell’acquisizione al museo. Le fotografie dell’esposizione tedesca non lasciano dubbi circa l’identità dell’opera transitata brevemente per Monaco (con la didascalia inequivocabile “Doriforo da Stabia”) prima di trovare stabile dimora negli USA. Né sussiste alcun dubbio sull’origine italiana della statua: all’articolo di Antonio Guastella pubblicato sul Messaggero il 14.09.1981, ricco di dati, sono infatti associate immagini della testa e dell’estremità inferiore della scultura prima della ricomposizione. Già a marzo 1980, inoltre, il giornalista Achille D’Amelia aveva realizzato un servizio filmato (per il supplemento del TG2 “Dossier”), dal titolo “L’espatriato di pietra”, comprensivo di testimonianze inequivocabili sul caso stabiese. Gli sforzi del prof. Umberto Pappalardo, che ne scrisse su Archeologia Viva nel 2001, e da ultimo il convegno organizzato un anno fa dall’Archeoclub di Castellammare, meritano risposte serie e puntuali da parte delle autorità. Ho chiesto, perciò, al ministro Franceschini: “se sia in grado di riferire le ragioni per le quali, finora, la vicenda del Doriforo da Stabia sembra essere rimasta ai margini dell’attività di diplomazia culturale svolta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo” e “se non ritenga di voler attivare i canali opportuni per sollecitare il Minneapolis Institute of Art a fornire informazioni precise e veritiere circa tempi e modi dell’acquisizione della statua, nonché dare impulso, nei limiti delle sue prerogative, alla verifica attenta di tutti i dati disponibili e, ove si diano le necessarie condizioni, alla rivendicazione della scultura per conto dello Stato italiano con la necessaria determinazione”.