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Il programma elettorale del Movimento 5 stelle: costi e coperture

Questo è il secondo di una serie di articoli sui costi dei programmi delle maggiori forze politiche. La prima parte della tabella  riassume le maggiori spese e le minori entrate dal Programma del Movimento 5 Stelle. La seconda parte elenca le coperture identificate dal M5S.

Le fonti sono il  Programma ufficiale in 20 punti depositato sul sito del Ministero dell’Interno, un articolo del blog del M5S sulle Coperture, e un articolo di Lorenzo Fioramonti, sempre sul blog del M5S, in Risposta a un articolo apparso su Repubblica. Tutte queste fonti sono del gennaio 2018.

LEGGI La ricetta 5 Stelle, un disavanzo di 63 milioni

Le colonne intitolate “Stima M5S” presentano  le cifre indicate dal M5S. Le colonne intitolate “Stima realistica”  presentano le stime che giudico più realistiche. Nei  casi in cui le due stime divergono, spiego i motivi qui sotto.

In totale, la somma dei costi è di 78,5 miliardi (oltre il 4 percento del Pil) secondo il M5S, di cui 62,5 miliardi di maggiori spese, 16 miliardi di minori tasse. Il costo secondo le mie stime è di  108 miliardi, di cui 80 miliardi di maggiori spese, e 28 miliardi di minori tasse.  A queste somme bisogna aggiungere svariati ma imprecisati miliardi da almeno tre voci non quantificate nel programma del M5S, ma potenzialmente rilevanti.
La somma delle coperture secondo il M5S è di  79 miliardi, di cui 39 miliardi di minori spese e 40 miliardi di maggiori tasse; secondo le mie stime, le coperture sono  45 miliardi, di cui  25 miliardi di minori spese a 20 miliardi di maggiori tasse.

Sottraendo queste cifre dal totale dei costi, si ottiene un avanzo di  0,5miliardi secondo il M5S, un disavanzo  63 miliardi (il 3,5 percento del Pil) secondo le mie stime.
Di seguito le varie proposte, nell’ordine e con la numerazione del programma (solo le proposte con un impatto sui conti vengono prese in considerazione). Eccetto quando espressamente indicato altrimenti, le parti in virgolette sono prese direttamente dal  Programma.
 
2. I COSTI
 
Maggiori spese
 
2. Smart nation. “Investimenti ad alto moltiplicatore occupazionale per creare nuove opportunità di lavoro e nuove professioni. Investimenti in nuova tecnologia, nuove figure professionali, internet delle cose, auto elettriche, digitalizzazione PA.”
Il costo è indicato in Coperture:  “Entro la legislatura, riportiamo la spesa in media con l’Unione europea: al 5% del Pil per la formazione e al 3% per la ricerca. Servono 25 miliardi che però hanno un moltiplicatore altissimo e darebbero ingenti entrate allo Stato.” Su 5 anni di legislatura, questo significa un costo di 5 miliardi l’anno.
Il costo stimato dal M5S è  5 miliardi.
 
3. Reddito di cittadinanza. Reddito minimo garantito di 812 euro al mese per un single, 1.706 euro al mese per  una famiglia di due adulti con due figli sotto i 14 anni.
Il costo è indicato in Risposta: 15 miliardi, come calcolato dall’Istat nel 2015 per un’audizione in Senato sulla proposta di legge del M5S. Nella stessa audizione, tuttavia, l’Inps calcolò  il doppio, 30 miliardi. Più recentemente  (gennaio 2018)  Massimo Baldini e Francesco Daveri su lavoce.info calcolano una cifra quasi identica a quella stimata dall’Inps, 29 miliardi.  A cosa è dovuta questa differenza? Alcune famiglie possiedono la casa in cui vivono, altre sono in affitto. L’Istat  attribuisce alle famiglie che possiedono la casa un ricavo “imputato”, pari all’affitto che pagherebbero sulla casa se fosse in affitto invece che di proprietà. Questo aumenta il loro ricavo, e diminuisce quindi il sussidio che lo stato deve pagare loro per portarle alla soglia. Tuttavia, non c’è menzione di questo aggiustamento nella proposta del M5S.
Il costo stimato dal M5S è 15 miliardi; un valore più realistico è  29 miliardi.
 
3. Riforma dei centri per l’impiego.  Un programma di riforma delle politiche attive del lavoro, dettagliato nel  disegno di legge numero 1148 depositato in Senato nel 2013. Il costo è indicato in  Programma.
Il costo stimato dal M5S è 2 miliardi.
 
 
 
6. Investimenti  in settori strategici. In  Coperture si parla di: “Green economy, bonifiche, rete idrica, rete elettrica, adeguamento sismico, mobilità pulita e sostenibile, dissesto idrogeologico, riqualificazione urbanistica, edilizia scolastica e sanitaria, banda ultra larga, infrastrutture immateriali.” Il costo è indicato in  Programma e in Coperture: 50 miliardi, che  su una legislatura danno 10 miliardi l’anno.
Il costo stimato dal M5S è 10 miliardi.
 
 
7, 8. Sicurezza e legalità. 10mila nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e due nuove carceri per dare ai cittadini più sicurezza e legalità. 10mila nuove assunzioni nelle commissioni territoriali per valutare, in un mese, come negli altri paesi europei, se un migrante ha diritto a stare in Italia o no.
Il costo  è indicato in Coperture: 1 miliardo. Questa è probabilmente una stima eccessiva. Calcolando uno stipendio netto medio molto conservativo di 1.400 euro (un agente guadagna circa 1.250 euro netti  al mese più eventuali trasferte e straordinari), sono 170 milioni, destinati ad aumentare nel tempo con la progressione di carriera. Non tutti i nuovi assunti saranno agenti senza anzianità, quindi diciamo 200 milioni. Per prudenza, diciamo 200 milioni netti anche per i 10mila assunti nelle commissioni territoriali. Aggiungiamo 100 milioni per le nuove carceri
  Il costo stimato dal M5S è  1 miliardo, un valore più realistico è  0,5 miliardi.
 
9. Pensione di cittadinanza. “Pensione minima di 780 euro netti al mese a tutti i pensionati; 1.170 euro netti al mese per una coppia di pensionati.” Presumibilmente rientra nel ricavo di cittadinanza.
 
10. Superamento della legge Fornero. In  Coperture si parla di: “Una certa flessibilità in uscita intorno a quota 100, la quota 41 per lavoratori precoci, opzione donna e la staffetta generazionale (già finanziata) sono gli elementi centrali del pacchetto che costa 7,5-8 miliardi annui. Ai quali si aggiungono 3 miliardi annui per il blocco graduale dell’adeguamento automatico dell’età pensionabile all’aspettativa di vita”. Il costo indicato in  Coperture è dunque di 11 miliardi l’anno.
Questa è probabilmente una sottostima. La relazione tecnica alla legge Fornero stima un risparmio dalla introduzione della legge per il 2018 di 21 miliardi. La proposta del M5S non comporta però un ritorno allo status quo ante legge Fornero: la  “quota 100” è meno pesante per le casse dello stato della “quota 96” pre-Fornero. Con quota 100 per andare in pensione a 60 anni bisogna avere 40 anni di contributi, con quota 96 ne bastavano 36.
            Tuttavia, il blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile alle aspettative di vita richiede di modificare non solo la legge Fornero, ma anche  di tutte le numerose riforme approvate dai governi di centrodestra dal 2004 in poi, che hanno introdotto il principio dell’adeguamento dell’età pensionabile. La legge Fornero si è limitata ad affrettare i tempi dell’adeguamento. La Ragioneria ha calcolato i risparmi da queste riforme: circa  13 miliardi nel 2020 e 22 miliardi nel 2025. Tuttavia, queste riforme non andrebbero abolite, ma modificate;  il costo della modifica sarebbe inferiore al costo totale stimato dalla ragioneria. Un calcolo preciso è impossibile in assenza di ulteriori dettagli. Quello che sappiamo è che il costo per il 2020 è superiore agli 11 miliardi stimati dal M5S, ma inferiore a 11 miliardi  + 13 miliardi (il valore delle riforme pre-Fornero). Prudenzialmente, assumo quindi un costo di 15 miliardi.
 Il costo stimato dal M5S è  11 miliardo, un valore più realistico è  15 miliardi.
 
15. Giustizia. “Riduzione della durata dei processi”. Più dettagli in  Coperture: “4 miliardi di investimenti a legislatura in ricerca e innovazione legati alla cyber security. Invece sulla giustizia assumeremo 5mila amministrativi e 1.400 magistrati per rendere più efficiente e rapido il comparto (costo a regime 600 milioni annui). In totale, tra spesa in conto capitale e spesa corrente, si tratterebbe di circa 7 miliardi, coperti con un mix di spending review sulla difesa e revisione delle tax expenditures.” Il costo è dunque indicato in  Coperture: 7 miliardi, che spalmati su una  legislatura danno 1,5 miliardi l’anno
Il costo stimato dal M5S è di 1,5 miliardi.
 
17. Aiuti alle  famiglie. “Applicazione del modello francese, rimborsi per asili nido, pannolini e baby sitter.  Introduzione iva agevolata per prodotti neonatali, per l’infanzia e per la terza età.  Innalzamento importo detraibile per assunzione di colf e badanti.” Il costo è indicato in  Coperture:  17 miliardi, da cui vanno sottratti 2,5 miliardi attualmente destinati al Reddito di inclusione, che verrà abolito (vd. anche Risposta).
            Il costo stimato dal M5S è 14,5 miliardi.
 
18. Sanità pubblica. “Aumento delle risorse per la sanità pubblica”.  In Risposta il M5S propone di “ riportare la spesa oltre il 6,5 percento del Pil in favore della sanità pubblica”, ma questa affermazione è difficile da interpretare perché la spesa sanitaria pubblica è stata nel 2016 di 112 miliardi (si veda Il sistema dei conti della sanità per l’Italia, Istat), pari al 6.7 percento del Pil, cioè già più alta del 6.5 percento. Il M5S afferma di voler fare  investimenti in prevenzione e sulla digitalizzazione e di voler aumentare il Fondo non autosufficienze. Il costo è indicato in  Coperture: 12,5 miliardi nella legislatura, cioè 2,5 miliardi l’anno.
            Il costo stimato dal M5S è  2,5 miliardi.
 
Minori entrate
 
4. Riforma dell’ Irpef. Pochi dettagli in  Programma. Qualche dettaglio in  Coperture: “L’impianto sarà a tre aliquote. La no tax area sale a 10mila euro (con benefici che si ripercuotono fino a 55mila euro di ricavo) e in relazione al nocciolo familiare la stessa no tax area arriva fino a 26mila euro.” La proposta sembra dunque suggerire, anche se in modo confuso, un notevole aumento delle detrazioni per famigliari a carico.
Il costo è indicato in  Coperture:  4 miliardi (13 miliardi da cui va sottratto il costo del bonus 80 euro, che il M5S vuole annullare). Recentemente, Massimo Baldini e Leonzio Rizzo su lavoce.info stimano 16 miliardi, una cifra che include anch’essa l’abolizione del bonus 80 euro. La forte differenza è dovuta all’ applicazione dell’aumento della no tax area a tutti i contribuenti, inclusi gli autonomi, dato che nella proposta del M5S non si menziona alcuna differenza. D’altra parte, questa è probabilmente addirittura una sottostima del costo perché non tiene conto del forte aumento delle detrazioni per famigliari a carico, data che l’indicazione del programma (“fino a 26 .000 euro”) è troppo vaga. Nell’incertezza sulla interpretazione della proposta del M5S Baldini e Leonzio  assumono invece una no tax area di 10.000 euro per tutti. Per prudenza, assumo un costo di 16 miliardi, anche se come detto il costo effettivo è certamente maggiore.
Il costo stimato dal M5S è 4 miliardi; un valore più realistico è  16 miliardi.
 
 
4. Riduzione del cuneo fiscale e  dell’Irap. Non ci sono dettagli in Programma.  Coperture parla di “almeno 11- 12 miliardi”.
Il costo stimato dal M5S è 12 miliardi.
 
Proposte non cifrate
 
Vi sono poi tre proposte che non vengono cifrate e i cui costi non sono determinabili:
 
4. Abolizione  degli studi di settore, dello split payment, dello spesometro e di Equitalia. Può causare rilevanti riduzioni di gettito.
 
13. Banca pubblica per gli  investimenti. Per piccole imprese, agricoltori, famiglie.
 
19. Superamento della cosiddetta Buona Scuola.  “Piano assunzioni razionale in base al necessario delle scuole. Incremento spesa pubblica per istruzione scolastica. Abolizione del precariato.” Non vengono forniti dettagli, ma può avere costi rilevanti se attuata interamente.
 
 
3. LE COPERTURE
 
Tutte le coperture sono indicate in Coperture.
 
Minori spese
 
Spending review Cottarelli. Il piano Cottarelli prevede risparmi di spesa per 34 miliardi a regime. Come riconosce lo stesso M5S in Risposta, si tratta di cifre lorde, e  “alcuni tagli potrebbero essere considerati non equi dal M5S”. Inoltre risparmi per circa 10 miliardi di quel piano sono già stati attuati, anche se con modalità diverse  (comunicazione personale di Carlo Cottarelli). Quindi prudenzialmente assumo una cifra di 20 miliardi sui 34 del piano Cottarelli.
Il risparmio stimato dal M5S è  meno di 34 miliardi, un valore  realistico è 20 miliardi.
 
Taglio grandi opere inutili. Il M5S stima risparmi possibili per 7 miliardi. Ovviamente tutto dipende dalla definizione di “grandi opere” e di “inutili”,  ma sotto qualsiasi definizione realistica non si spendono in Italia 7 miliardi all’anno in grandi opere: anche eliminandole tutte, non si potrebbe risparmiare questa cifra.  Una stima realistica ma ancora generosa è di 3 miliardi.
Il risparmio stimato dal M5S è 7 miliardi, un valore  realistico è 3 miliardi.
 
Vi sono poi altre tre misure di minori spese, con impatto limitato, elencate nella tabella e per le quali il M5S non fornisce ulteriori dettagli.
 
 
Maggiori entrate
 
Eliminazione tax expenditures. La parte più problematica e di gran lunga più ottimista è quella sulle tax expenditures (in comune con tutti i maggiori partiti). Circolano  tante leggende sulle tax expenditures. Tutti le citano come una sorta di tesoro nascosto a cui si potrebbe facilmente attingere. Il M5S sostiene che “in totale l’erosione fiscale dovuta ad esenzioni, detrazioni e deduzioni supera i 300 miliardi” (vd. Coperture). In realtà, molti di questi presunti 300 miliardi sono dovuti a  misure come le detrazioni per figli, la no tax area etc., che il M5S vorrebbe aumentare, non diminuire.
Il Rapporto annuale del 2017 della Commissione per le spese fiscali del Ministero dell’economia presieduta da Mauro Maré censisce 466 spese fiscali, per un totale di 54 miliardi, da cui però bisogna sottrarre i 9 miliardi degli 80 euro che sono già stati aboliti nel  programma del M5S.
Ciò che resta, 45 miliardi, è poco più del totale che il M5S si ripromette di ottenere. Ma molto di ciò che rimane sono misure  che neppure uno potrebbe o vorrebbe annullare. Ecco alcuni esempi: Detrazione per spese sanitarie (3,1 miliardi); Riduzione imposta di registro per acquisto prima casa (1,4 miliardi); Detrazione Irpef per spese di istruzione (0,45 miliardi); Esenzione Irpef borse di studio università (0,3 miliardi); Esclusione dalla base imponibile degli assegni familiari e dell'assegno per il nocciolo familiare (1,8 miliardi).
Altre misure sono quasi sicuramente inutili, e la loro abolizione sarebbe benvenuta, ma in molti casi la loro eliminazione richiederebbe molto tempo, come nel caso della detrazione per  gli interventi di recupero del patrimonio edilizio o per la riqualificazione energetica, 7,6 miliardi in tutto, che sono la conseguenza di spese fatte fino a 10 anni fa, e potrebbero quindi venire eliminate solo gradualmente.
Realisticamente, da questa voce si possono ottenere qualche miliardo inizialmente, e forse 20 o 30 miliardi a regime, con un’opera che incontrerebbe enormi resistenze e susciterebbe enormi malumori di intere categorie di persone. Si pensi per modello all’esenzione dall’Irpef   delle pensioni di guerra di ogni tipo, della pensione invertibile e delle indennità di accompagnamento, percepite dai ciechi civili, e  dei sussidi corrisposti dallo Stato e da altri enti pubblici a titolo assistenziale, 2,5 miliardi in tutto: chi avrà il coraggio di eliminarla, al momento buono? E sarebbe giustificato?
Il risparmio stimato dal M5S è 40 miliardi, un valore  realistico è 20 miliardi.