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Labbucci: Calenda non raccoglie voti M5S, primarie delle vanità

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Roma – “Le eventuali primarie sul candidato sindaco a Roma, tra quelli veri, presunti e in attesa, stanno diventando la fiera delle vanagloria’. Oppure lo strumento per cercare visibilita’ per un posizionamento da far valere dopo. Eppure se l’obiettivo e’ un programma di cambiamento radicale per invertire il declino della citta’ e fermare questa destra autoritaria, illiberale, reazionaria, perche’ le due cose o stanno insieme o non si va da nessuna parte, cio’ di cui c’e’ bisogno oggi non sono le figurine del totocandidato ma un’operazione di confronto, discussione, iniziativa nella citta’ a partire dai contenuti, dalle risposte ai problemi”. Cosi’ Adriano Labbucci, Segretario Sinistra Italiana Roma Area Metropolitana, in una nota.

“Coinvolgendo su un piano di pari dignita’ associazioni, comitati, movimenti, cittadinanza attiva che hanno resistito e rappresentano un presidio sociale e culturale fondamentale- ha aggiunto- Allora perche’ non facciamo le primarie sul programma dando la parola a questo popolo? Questa si che sarebbe un’innovazione politica vera, anche con soluzioni aperte su diversi temi, non bisogna aver paura. Dopo ragioneremo, ma dopo, su chi, uomo o donna, sapra’ rappresentare al meglio quel programma. Altrimenti di che discutiamo? Poi per non apparire riluttante rispetto a indiscrezioni, retroscena, sondaggi piu’ o meno farlocchi apparsi sulla stampa in cui emerge il nome di Calenda, va detto che si tratta di una proposta sbagliata. Per un motivo semplice: al ballottaggio non andranno i 5 stelle, vista l’esperienza fallimentare di governo cittadino, ma per sconfiggere la destra bisognera’ convincere quell’elettorato a votare il candidato progressista. Ora la persona meno indicata in assoluto a raccogliere quel voto e’ proprio Calenda, uscito dal Pd perche’ contrario all’alleanza di governo con i 5 stelle e che propone nientemeno di cancellarli, come ci ricorda settimanalmente Maurizio Crozza”.

“E’ una considerazione di buon senso politico, ma essenziale visto che a Roma il voto e’ sempre politico e il prossimo lo sara’ ancora di piu’- conclude- Questo al netto di considerazioni di carattere programmatico, delle priorita’ e della scelte per la citta’ su cui, ritorno al punto iniziale, fare le primarie sarebbe il modo migliore e piu’ aperto per affrontarle e risolverle”.