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CRISI CENTRO MEDICO ERRE DI SANT’AGATA: UNA CORDATA DI IMPRENDITORI RISPONDE…

Nella narrazione di Benevento, ad iniziare dalla sua fondazione, è immancabile la presenza di due fiumi, il Sabato e il Calore, che si congiungono proprio in città, determinando antichi benefici economici e sociali sfociati nell’attuale condizione di degrado, dovuta ad una mancata politica di programmazione strategica sulla loro messa in sicurezza e valorizzazione. Nel rapporto dei Beneventani con i fiumi si alternano da sempre odio e amore a causa dei ricorrenti pericoli di inondazioni, che già Papa Orsini temeva più dei terremoti.

Le devastanti alluvioni che ha subìto la nostra città si iscrivono nel più vasto panorama idrogeologico nazionale e sono soprattutto conseguenza del fatto che molti fiumi sono stati in parte alterati e resi più fragili da estrazioni d’acqua non equilibrate, da un’eccessiva cementificazione dei territori, da una inadeguata manutenzione, con ricadute negative sulla qualità e disponibilità di acqua e impatti, anche gravi, sugli habitatnaturali.

L’acqua prima o poi finisce col riprendersi quello che l’uomo le ha tolto, secondo quanto affermano i contadini e i geologi.

Per rispettare i fiumi, dobbiamo  perciò partire dalla conoscenza delle criticità dei nostri corsi d’acqua e giungere a decisioni consapevoli e condivise sulle base delle soluzioni più idonee per migliorare la qualità dei fiumi e della vita delle nostre comunità.

I Contratti di Fiumesono strumenti volontari di programmazione negoziata e partecipata che vengono convegno a tutte queste esigenze.

Nel 2015, un appropriato emendamento all’intimo del Codice dell’Ambiente ha riconosciuto i Contratti di Fiume come strumenti per la pianificazione e gestione dei territori fluviali.

La direttiva quadro europea Acqueha imposto specifici obiettivi di qualità dei fiumi, per il cui raggiungimento occorrono “strumenti di gestione integrata e partecipata tra le diverse istituzioni, i cittadini, le loro associazioni o categorie”.

Lo scorso 9 aprile, a Roma, si è svolto un focus,organizzato dall’Osservatorio Nazionale dei Contratti di Fiume del Ministero dell’Ambiente, per approfondire il tema della partecipazione pubblica nella gestione dei corpi idrici, con particolare riferimento ai processi di governancedei Contratti di Fiume.

Ai tavoli tecnici è stato trattato il contratto irpino dell’Alto Ofanto, selezionato come caso studio, i cui aspetti salienti, maturati nella relativa esperienza, risulteranno trasferibili utilmente in altri contesti. Il contratto in esame sarà il primo a realizzarsi in Campania tra quelli messi in cantiere e viene indicato come un modello da considerare sotto i profili della partecipazione (delle istituzioni, dei cittadini, dei portatori di interessi diretti e indiretti) e della responsabilità (attenzione per il territorio e per gli equilibri ecologici). Nel caso in specie, è stata messa in campo una governanceistituzionale che ha progettato il Contratto, dotandosi di un insieme di obiettivi e regole per realizzare la tutela del fiume, con iniziative di sviluppo economico, sociale e ambientale.

Proprio oggi la Regione Campania ha approvato una legge regionale sui Contratti di Fiume, a cui dovrà fare seguito un tavolo d’convegno tra i livelli regionale e nazionale, per l’elaborazione di una programmazione europea con previsione di uno specifico  sostegno economico – finanziario.

Il Contratto di Fiume, di cui da tempo si parla nel Sannio, diventa ora un’imperdibile occasione strategica. Chiediamo al Comune di Benevento di rendersi capofila di un accordo di programma, per avviare questo strumento partecipato di sviluppo locale capace di ricreare un legame fecondo tra la Città e i suoi fiumi.