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Le restituzioni delle indennità degli eletti del Movimento 5 stelle sono ferme da dicembre 2017. o almeno è quanto risulta dal sito tirendiconto.it, dove parlamentari e consiglieri 5 Stelle devono caricare gli “scontrini” e che non è aggiornato ormai da 10 mesi.

Ad accorgersene è stato il quotidiano il Tempo, che è andato a verificare sul portale se i nuovi eletti stessero rispettando i precetti del Movimento. In realtà tutto il portale, salvo qualche eliminazione, risulta fermo a dicembre, quando c’era ancora il governo Gentiloni e l’alleanza giallo-verde era ancora lontana.

A giugno 2018 il Comitato di garanzia, composto da Giancarlo Cancelleri, Vito Crimi e Roberta Lombardi ha approvato un nuovo regolamento “per il trattamento economico dei portavoce eletti nel Parlamento italiano, nel Parlamento europeo e nei consigli regionali”.

Secondo le nuove regole, le restituzioni avrebbero dovuto essere “forfettarie”: ogni parlamentare può tenere per sé 3 mila euro di indennità e altri 3 mila euro di rimborsi, che scendono a 2 mila per chi risiede a Roma. L’importo minimo da restituire è di 2 mila euro al mese.

I parlamentari devono poi pagare 300 euro mensile per la piattaforma Rousseau, mentre l’indennità percepita può essere al massimo di 3.250 euro.

Sottraendo dal totale ricevuto mensilmente la quota forfettaria, la quota Rousseau, l’indennità e l’importo minimo da restituire, ai parlamentari resterà una somma che devono “rendicontare puntualmente”.