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M5S e autonomia, Bartelle: "Basta obbedir tacendo"

Venezia – Da troppo tempo, nel M5s si è usi obbedir tacendo. Ma come si può evitare di replicare “gli errori si pagano” alle  dichiarazioni del sottosegretario agli Affari regionali Buffagni, preoccupato che alla resa dei conti sarà difficile concedere alla Regione del Veneto (e Lombardia ed Emilia Romagna) le 23 materie richieste per l’autonomia? Se vogliamo davvero che l’Italia resti unica e indivisibile ci si renderà ben conto del grave abbaglio dei leader del Movimento 5 Stelle di Veneto e Lombardia, illusi di poter cavalcare la battaglia di un’autonomia vaga e indefinita.

È penoso ora tentare di smarcarsi con maldestre trovate verbali. Si doveva avere il coraggio di denunciare fin dall’inizio la bufala di un inservibile e ambiguo referendum (Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia? Sì o No) che ha affidato al voto dei cittadini una domanda breve e banale, deliberatamente vuota per aggirare lo sbarramento della Corte Costituzionale. Eppure solo pochi mesi prima Lega e M5s avevano difeso la Costituzione con una grande ed efficace mobilitazione.

Il giorno dopo la vittoria del Sì, Zaia annunciò di volere per il Veneto i nove decimi del residuo fiscale, di fatto pronto a mandare a gambe all’aria l’equilibrio di bilancio per l’intera nazione. Nel Movimento 5 Stelle si fece di tutto per evitare un vero dibattimento intimo e il gruppo dirigente accolse in fretta la linea del più forte, accodandosi alla Lega. Credendo di cavalcare e gestire un successo ovvio e scontato, gli astuti si ritrovarono immediatamente con un pugno di mosche.

Una linea politica nata senza un adeguato confronto, come lo spirito originario del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto imporre e come tanti attivisti e numerosi portavoce a gran voce chiedevano, ma calata dall’alto e del tutto subalterna alla Lega. Ecco come il laboratorio politico che avrebbe poi portato al contratto tra Di Maio e Salvini è nato in Veneto e in Lombardia, proprio dove il M5s aveva ottenuto i peggiori risultati elettorali. I dissidenti interni sono stati emarginati e perfino insultati, la propaganda aziendale ha schiacciato ogni riflessione approfondita e ignorato la cautela di chi chiedeva il coinvolgimento di tutto il movimento nazionale per formulare una proposta equilibrata che evitasse lo scontro tra le ricche Regioni del Nord e le Regioni “assistite” del Sud.

Memori dello sgradito dissenso, le candidature per le elezioni di marzo 2018 sono state attentamente vagliate da Berti e Buffagni proprio per evitare di lasciar passare qualche potenziale avversario intimo. Quello stesso Berti che subito dopo l’esito positivo del referendum in Prima commissione votò a favore della richiesta di tutte le 23 competenze, salvo oggi ritrattare a mezzo stampa affermando che “le richieste venete vanno ridimensionate”.

E tuttavia sono stati i voti del movimento del centro e sud Italia a risultare determinanti per la formazione del governo. Adesso con che faccia possono essere truffati per saldare la cambiale allegramente firmata con Zaia e la Lega? La linea decisa presso la sede aziendale del nord per la formazione del governo giallo-verde rivela in modo palese enormi incongruenze: la resa dei conti non è rinviabile. Se Salvini non si è già bevuto tutto il M5s e se ci resta un margine di orgoglio la spaccatura è inevitabile.

Per questo invitiamo i tanti attivisti delusi dalle scelte dei vertici di non scoraggiarsi e di restare pronti a difendere i principi originali per i quali abbiamo aderito con grande persuasione ad un movimento di persone libere e coraggiose. L’autonomia del Veneto si conquisterà assieme e non contro il rinnovamento di tutte le istituzioni dello Stato.