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Terni, Di Girolamo rinviato a giudizio con altri 19 indagati | M5S “Scriviamo a Renzi”

La soluzione del Gup Bona Galvagno | L’accusa è di turbativa d’asta | Appalti ancora nel mirino della Procura

Diciannove rinvii a giudizio, 20 con il sindaco di Terni, Lepoldo Di Girolamo, nell’ambito dell’inchiesta sul percolato: è quanto stabilito dal Gup, Federico Bona Galvagno nel primo pomeriggio di oggi, accogliendo le richieste del Pm, Raffaele Iannella, titolare del fascicolo di inchiesta relativo alle indagini sul percolato.

L’indagine riguarda il presunto illecito nell’assegnazione degli appalti per lo smaltimento dei liquami della discarica di Valle.

In 20, tra dirigenti e amministratori, sono accusati a vario titolo di turbativa d’asta; secondo il quadro ricostruito dall’accusa ci sarebbero state delle ingerenze nelle modalità di assegnazione degli appalti. Il Comune, invece di applicare una procedura di bando pubblica, avrebbe assegnato i lavori con affido diretto nel periodo compreso tra il 2009 e il 2015.

I dirigenti coinvolti nell’indagine – poiché firmatari dei documenti sotto la lente della magistratura e sequestrati dai finanzieri – sono Maurizio Galli, Luciano Sdogati e Marco Fattore, mentre i 17 amministratori per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio sono l’ex vicesindaco Libero Paci, Luigi Bencivenga, Roberto Fabrini, Silvano Ricci, Sandro Piermatti, Marco Malatesta, Renato Bartolini. Simone Guerra e Maria Bruna Fabbri per la precedente giunta. Il sindaco Leopoldo Di Girolamo, Daniela Tedeschi, Stefano Bucari, Carla Riccardi, Giorgio Armillei, Francesco Andreani, Cristhia Falchetti Ballerani e Emilio Giacchetti dell’attuale giunta comunale.

Il M5S – “Il Sindaco e gli assessori devono rassegnare “le dimissioni dal relativo incarico”. Non lo dice Beppe Grillo ma il Codice etico del Partito Democratico, testo sacro del garantismo a corrente alternata. L’art.5 comma 1 lettera a) e comma 5 del codice afferma, infatti, che in caso di “emesso decreto che dispone il giudizio”, facendo riferimento quindi al rinvio a giudizio a conclusione dell’udienza preliminare, “…i titolari di incarichi all’intimo del partito, ovvero il personale di nomina politica, rassegnano le dimissioni dal relativo incarico.” (https://www.partitodemocratico.it/codice-etico-del-partito-democratico/) Invitiamo quindi i democratici ternani ad essere coerenti con se stessi facendo il favore, a noi ternani ed alla loro persona, di andarsene prima che il consiglio comunale venga sciolto dal Prefetto. Nel caso in cui, così come ci aspettiamo, la compagnia del dissesto intenda andare avanti in questa missione suicida scriveremo comunque a Renzi per chiedere il commissariamento del Partito Democratico ternano”.